“Quanti chili avevi perso? Quanti chili avevi perso”. È la domanda che prima o poi chiunque abbia sofferto di un disturbo del comportamento alimentare si è sentito fare almeno una volta nella vita. È la domanda che chiunque ha fatto a un amico o un parente rimasto intrappolato tra i fili spinati dell’anoressia. “Quanti chili avevi perso?”.
Stefania ha 25 anni e dinanzi a quella domanda arriccia le pieghe dei suoi occhi a mandorla in una smorfia, esita e tira un lungo sospiro. “Ne ho persi tanti di chili, ma non lo dico perché qualcuno ascoltandomi potrebbe fare un eventuale paragone – spiega ai microfoni di Telebari -. Purtroppo succede anche questo. E mi è capitato a volte di ascoltare delle interviste in cui si parlava del numero di chili persi o quanto fosse arrivata a pesare la paziente e nella testa di una persona che purtroppo è nel clou della patologia scatta un meccanismo emulativo malato. Scatta quel ‘eh, forse ne dovrei perdere di più’, ‘guarda lei ne ha persi più di me’. Quelle domande lasciano passare messaggi sbagliati e fuorvianti, perché ci sono tante sfumature del disturbo alimentare, si innescano ingranaggi tali da non permetterti più di ragionare con la tua testa. In quel momento è la malattia che sta ragionando al posto tuo, è lei che parla, si insedia, ha il pieno controllo su di te e ti mangia dentro. L’anoressia diventa la tua routine, il tuo porto sicuro, una zona di comfort mortale da cui si può uscire solo affidandosi a dei professionisti. Perché da soli è difficile e senza un aiuto specifico si resta intrappolati”. Non se ne parla mai abbastanza: ecco perché in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla lotta contro i disturbi dei comportamento alimentare, abbiamo raccolto la testimonianza di Stefania, che ha vissuto sulla sua pelle il dramma dell’anoressia e ne è uscita grazie al Centro Ananke di Bari.
La patologia si è fatta largo nel corpo e nella psiche di Stefania in pieno lockdown – mentre studiava per laurearsi in scienze infermieristiche – trascinandola per due anni in un baratro di isolamenti, insoddisfazioni e ossessioni. Oggi, la 25enne è qui, ha la fortuna, a differenza di molti altri, di raccontare il buio che ha attraversato, nascondendo le ferite ancora aperte sotto una placida serenità. La ragazza, nel corso della nostra intervista fiume, coglie l’occasione per ringraziare gli psicologi e gli operatori di Ananke, centro di cura dei disturbi del comportamento alimentare di Bari, gli angeli che, assieme alla sua famiglia, l’hanno presa per mano e accompagnata lungo il doloroso percorso di rinascita.







