Dall’asfalto non nasce niente, dalle crepe nascono i fior. E sbocciano perfino gli alberi, se le fessure nel cemento diventano ogni anno più profonde. Inviolate, ormai ineluttabili. Chi a Torre a Mare vuole fare un bagno dignitoso, deve catapultarsi nel Jumanji in salsa barese, affrontando la rigogliosa giungla frequentata da gatti, e pure da pecore. O camminare come Will Smith in ‘Io sono leggenda’, tra decennali guard rail mangiati dalla ruggine, sgretolati e ormai miscelati alla sabbia che lievita, anno dopo anno. “Ma questo è un percorso avventura”, è l’ingenuo entusiasmo di qualche bambino. “Uno scenario post-apocalittico”, la constatazione dei razionalisti.
Il degrado del lungomare dei Trulli e della sua strada interrotta, ormai, non fa più notizia: nessuno ricorda più quando il percorso che porta a Cala Settani non era ancora proibito. Fiumi di inchiostro si sono spesi invano, per raccontare della via franata e dei divieti mai rispettati. Anche l’estate 2024 si chiude così, in quel lembo di terra tanto frequentato (nonostante tutto), uguale e peggio di un anno fa, e poi dell’anno prima ancora. Sono passati due decenni, forse tre, dalla prima chiusura, ormai se n’è persa la memoria. Nessuno si illude più che si troverà una soluzione a stretto giro, e neppure di lungo corso: forse nemmeno i soldi e gli esperti possono fermare il galoppante scavare della goccia nella roccia, con l’erosione della costa davvero preoccupante. E allora perché non trasformare la strada in un tratturo? Perché non restituire convintamente alla natura ciò che le è stato – a sto punto indebitamente – tolto, come nuovo pezzo della Puglia dalla ‘vita lenta’?
P.s. Si badi bene, questo è solo un corsivo balneare, una piccola provocazione da bagnante ‘fedelissima’.







