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Home » Storie » Il ‘Napoleone dei tifosi’ avrebbe compiuto 100 anni, i ricordi del figlio di Peppino Cusmai: “Tutta Bari si riuniva nel nostro bar del Libertà”

Il ‘Napoleone dei tifosi’ avrebbe compiuto 100 anni, i ricordi del figlio di Peppino Cusmai: “Tutta Bari si riuniva nel nostro bar del Libertà”

diVincenzo De Rosa
27 Settembre 2024
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© Riproduzione riservata

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Il primo vero condottiero del tifo biancorosso. Un amore travolgente per la squadra della propria città, per un tifoso che è entrato nella storia: Peppino Cusmai. Il “Napoleone dei tifosi”, così veniva soprannominato, avrebbe da poco compiuto cento anni (nato il 18 settembre 1924). È scomparso l’8 settembre del lontano 1980, a 55 anni, ma il suo nome è rimasto nella storia della città barese e nella memoria di chi, ancora oggi, lo ricorda con grande affetto e simpatia. Dal dopoguerra sino all’anno della sua scomparsa, è stato un punto di riferimento per i tifosi baresi. Allo stadio, soprattutto in occasione di partite importanti come gli indimenticabili spareggi promozione giocati nel 1958 a Roma e Bologna, si faceva notare con indosso un vestito “napoleonico” e un imponente mantello tinto di quei colori, bianco e rosso, che tanto amava. Tra l’altro non perdeva occasione, per incitare i “galletti” in campo, di suonare la sua affezionata tromba. Era conosciuto anche dalle tifoserie ospiti: in occasione di Lecce-Bari (0-0, 30-3-1975), i tifosi del Lecce, goliardicamente, posizionarono intorno allo stadio salentino dei “manifesti da ricercato” con la sua foto, la ricompensa, e l’obiettivo di tagliargli i baffi. Il suo bar-ricevitoria, che gestiva in via Ettore Fieramosca ad angolo con via Bovio, è stato per lunghi anni il luogo simbolo dei tifosi che si radunavano per prenotare le trasferte, organizzate proprio da Cusmai, o per conoscere il risultato della partita: la vittoria dei “galletti” era simboleggiata con l’esposizione esterna della bandiera biancorossa. Memorabile la cerimonia del taglio dei suoi particolari baffi: in occasione di due promozioni del Bari, per mantenere una simpatica promessa fatta dallo stesso Cusmai, gli furono tagliati i baffi in Piazza Libertà dal prefetto Lino Cappellini, nel 1958, e dall’ex attaccante Biagio Catalano, nel 1967. È stato un’icona dello stadio ‘Della Vittoria’, dal dopoguerra sino all’anno della sua scomparsa, e in quel “suo” amato stadio si trova una lapide commemorativa a lui dedicata. Vogliamo rivivere il ricordo dell’indimenticabile Peppino Cusmai tramite suo figlio Leonardo: ultimo di quattro figli, unico figlio maschio, sino all’adolescenza è stata la mascotte del Bari.

Quanto è stato grande l’amore di Peppino Cusmai per il Bari?

“Lui, per il Bari, non dico che si sarebbe venduto tutto ma quasi (ride, n.d.r.). È stato anche un’azionista simpatizzante del Bari nell’era Matarrese: azioni di poco valore, ma era un gesto d’amore verso quei colori. Pensa che conservo ancora quelle azioni”.

Qual è stato il suo posto preferito allo stadio ‘Della Vittoria’?

“Dipende, spesso era in festa tra la gente. Allo stadio ‘Della Vittoria’ si sedeva in tribuna autorità, prima con De Palo e poi con Antonio Matarrese, ai quali era molto legato”.

Come si viveva la domenica in casa Cusmai?

“Triste, in caso di sconfitta del Bari. Quando tornava a casa molto affranto, capivamo che il Bari avesse perso. La vittoria, invece, lo esaltava molto”.

Raccontami qualche episodio vissuto allo stadio insieme a tuo padre…

“Erano quasi sempre festosi. Ricordo che a ogni gol del Bari lanciava in aria un sacco di caramelle. Mi portava sempre anche in trasferta e ricordo anche episodi terribili: a Pagani ci furono brutti incidenti tra le due tifoserie e i supporter campani aggredirono i baresi all’uscita; io e mio padre ci salvammo grazie a un suo amico fraterno napoletano che ci portò in macchina a Salerno, dove avevamo il pullman alla Questura. Mi ricordo come fosse ieri. Ricordo anche gli incidenti assurdi di Benevento: io e mio padre eravamo dietro la porta di Ferioli (portiere del Bari 1975-76, n.d.r.) e ricordo che papà si agitava molto perché durante i tafferugli vedevo tifosi rotolare sulle gradinate a causa degli spintoni”.

Ricordi la bandiera biancorossa esposta all’esterno del vostro bar?

“Certo. Papà la esponeva come segno di riconoscimento per la vittoria. All’epoca non tutti avevano la televisione e la radio, perché il rione Libertà era una zona povera, e con quella bandiera faceva capire il risultato del Bari”.

Quel bar era famoso in città?

“Tantissimo. Papà vendeva i biglietti per la partita, ma i tifosi giocavano anche le schedine del Totocalcio e il lunedì venivano tutti a leggere l’articolo del Bari sul giornale. Mio padre era un punto di riferimento per tutti. La domenica mattina montava in Piazza Libertà, davanti alla Prefettura, anche un piccolo chioschetto, con un furgoncino, dedito esclusivamente alla vendita dei biglietti”.

Peppino Cusmai ha lavorato in quel bar sino alla fine?

“Quel bar è stato attivo per circa ventidue anni. Poi nel 1979, l’anno prima del suo decesso, papà chiuse il bar; come se avesse avuto un sentore. E ritornò nella ricevitoria in via Ettore Fieramosca ad angolo con via Principe Amedeo, dove mio nonno, che si chiamava come me, aveva una drogheria. Te ne racconto una: via Ettore Fieramosca, grazie a mio padre, diventò una strada a doppio senso. Da lì partivano i pullman, organizzati da lui, diretti allo stadio ‘Della Vittoria. Per chi non poteva permettersi le lunghe trasferte, mio padre clandestinamente li faceva salire e sedere sulle cassette della birra. Era molto generoso”.

Era scaramantico?

“No”.

Ricordi qualche gesto significativo di tuo padre?

“Quando il professor De Palo voleva lasciare il Bari, in un momento di difficoltà, mio padre andò a casa del presidente per tre giorni di fila e, alla fine, lo convinse a non abbandonare la squadra”.

L’idolo di Peppino Cusmai?

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“Impazziva per Italo Florio”.

Il suo allenatore preferito?

“Tommaso Maestrelli. Col tempo diventarono molto amici”.

Il suo piatto preferito?

“Non aveva piatti preferiti, ma ricordo che la domenica mangiava solo la sera dopo la partita”.

Cosa penserebbe Peppimo Cusmai del tifo di oggi?

“Sono cambiate tante cose. Lui avrebbe voluto la vicinanza dei tifosi alla squadra in ogni momento”.

Tuo padre ti ha trasmesso la passione biancorossa?

“Certo. Io sono nato due mesi dopo il taglio dei baffi eseguito da Biagio Catalano. Sin da piccolo, andavo allo stadio con lui. Mi vestiva da calciatore del Bari e divenni la mascotte dello stadio. Ho conosciuto Spimi, Florio e tanti altri famosi calciatori biancorossi. Però non è lo stesso tifo. Ho una passione un po’ distaccata. Preferisco chiamarlo un tifoso biancorosso senza tempi”.

Qual è la cosa più bella che ti ha insegnato tuo padre?

“Il rispetto e il poter aiutare sempre chi ha bisogno”.

Tu, invece, a quale Bari sei più legato?

“A quello di tuo padre (Gigi De Rosa, n.d.r.), che mi ricordo benissimo. È stata un’annata in cui esplosero tutti i giovani. Papà sarebbe stato euforico per quel Bari di Catuzzi”.

Se ne è andato proprio dopo una partita del Bari…

“Era il giorno del mio compleanno. Si trovava nella sua ricevitoria e accusò un malore nel primo pomeriggio, poco prima di Bari-Catanzaro (2-0, gara di Coppa Italia 1980-81, n.d.r.). Fu portato in ospedale, ma se ne andò a mezzanotte circa. Lo aspettavo per il taglio della torta, ma non è mai arrivato…”.

 

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