Al giorno d’oggi siamo circondati di oggetti. Molti oggetti. Troppi oggetti. Lo sanno bene i pubblicitari di una piattaforma digitale per la compravendita di prodotti usati, spot ultimamente presente spesso sugli schermi. Si invita a vendere sulla piattaforma sponsorizzata quegli oggetti ‘in esubero’ per disfarsene, dare loro nuova vita e allo stesso tempo guadagnare. L’idea alla base del thrifting, vintage shopping o garage sale (per gli amici ‘vendita dell’usato’), tanto in voga ultimamente, è di certo nobile: negoziare qualcosa che non usiamo ma che risulta utile a qualcun altro, ne permette la rinascita, pur incoraggiando un certo consumismo (vendita, guadagno e nuovo -superfluo- acquisto). È il gioco della società del commercio. Quindi via regali di vecchi ex, impastatrici comprate in lockdown, “per non parlare dei grandi classici da leggere una volta nella vita. Una volta basta, no?!”, dice la voce fuori campo dello spot, mentre una giovane donna scosta lo sguardo, palesemente tediato, dal poderoso volume ‘The most classic classics of all time’ (‘I classici più classici di tutti i tempi’).
Persino il volto rappresentato in copertina sembra in preda a una sterile noia. Dunque, è ovvio: il librone finisce imballato in uno scatolone. Lo spot è simpatico, non c’è dubbio, a prima vista. “Ma che cosa sottintende questa pubblicità? – commenta il professor Giuseppe Russo, docente al Liceo scientifico Salvemini di Bari e presso l’Università della Basilicata – Ma è chiaro: che i classici si leggono per dovere, per lo più scolastico, che sono noiosi, che sottraggono spazio in casa a cose più importanti”. Più di qualche bambino, adolescente o adulto potrà anche convenirne: ne sono testimonianza i numerosi libri abbandonati nel cassonetto della carta solo qualche mese fa. Eppure, non si può far a meno di seguire la riflessione del docente e umanista barese di fronte allo schermo. “I classici possono benissimo (anzi dovrebbero) essere letti più volte nella vita: li si rileggerà volta per volta con una sensibilità diversa, ora più ingenua e intuitiva, ora più matura e razionale. E poi, se è bello ricordare di aver letto alcuni capisaldi della civiltà umana, ben più gratificante è saperli costantemente intorno a sé: e non solo quelli che si sono già letti, ma anche quelli che non si sono ancora letti e persino quelli che forse non si leggeranno mai”. La tradizione è un patrimonio di cui siamo i fortunati eredi. Sì, sia concesso esserne talvolta annoiati, ma del suo insegnamento dovremmo esserne altrettanto consapevoli, orgogliosi e strenui sostenitori oggi, così come ieri e domani. Spacchettare il cartone dove si era riposto quel volume da vendere è il vero guadagno, per conoscere noi stessi. Per cui, facciamo riecheggiare le parole della stessa pubblicità: ‘Certe cose sono assurde. Se le cose non hanno senso, cambia le cose’.
LA PUBBLICITA’ CHE HA SCATENATO LA RIFLESSIONE DEL PROF BARESE:








