Cornici e medaglioni arabeschi, monaci e guerrieri in modelli Modigliani, raffigurazioni sacre tra cui natività e santità, tavole in greco antico e una riproduzione fedele di una enciclopedia. Sono soltanto alcune meraviglie nascoste in una piccola bottega, nel cuore di Gioia del Colle, uno spazio pieno di vita che conserva una ricchezza culturale incidibile. È l’umile dimora del maestro Mario Vacca, classe 1941, che crea e dà forma a sculture eccezionali: tra le più, un duplicato alto un metro e ottanta, scomponibile, di Federico II e l’immagine di San Filippo Neri, patrono della cittadina pugliese, non nella accezione classica mortuaria bensì nella versione adoratoria del santo di cui l’unica proposta cinquecentesca di Guido Reni.
L’artista gioiese sposa l’amore per il Bello e intraprende il percorso meraviglioso delle lavorazioni scultoree all’alba del nuovo millennio. Dopo una vita nell’edilizia in cui si dedica alla costruzione di opere in muratura, nell’età pensionistica sposta appena il baricentro: continua a fabbricare, non più edifici e case bensì pregevolissime collezioni artistiche. La musica lirica si amplifica da una vecchia radiolina, il pulviscolo danza da un angolo all’altro, le produzioni già rifinite osservano curiose le mani dell’artigiano lavorare instancabili a nuovi progetti. È questo il magico quadro che si offre alla vista affacciandosi nel suo laboratorio. Un luogo acronico, senza tecnologia, solo tanta manualità e un modesto vissuto. Il talento nascosto, non ancora rivelato. È il genero a invogliare il signor Mario a mettersi alla prova e dare sfoggio alle abilità innate. Così, salutata la professione di muratore, si indirizza a un secondo tempo, simile nell’operato, unico nell’ingegno. Vacca incomincia dalla riproduzione di rosoni, nel 2000 il primo in assoluto, con la pietra vicentina usata dal Canova. Passa poi dall’argilla al legno, sperimenta la silicalcite, lavora pezzi di tufo romano.
La sua bottega vive di opere sepolte che non hanno ancora avuto la fortuna di trovare una collocazione nel mondo. Tuttavia, diverse sono state acquisite da estimatori sparsi per l’Italia, talune sono sconfinante in Francia. Centinaia, invece, sono quelle installante nelle stradine del centro storico come elementi ornamentali per avvalorare l’arredo urbano. Targhette di civici e vie, cassette della posta, rivestimenti di prese d’aria. Ma anche maschere apotropaiche, animali stilizzati come grifoni, aquile e gufi, rosoni rinascimentali e stemmi medievali. Sono alcuni dei pezzi donati a privati cittadini e attività commerciali, un omaggio gentile dell’artigiano che non ha esitato un istante nella cessione delle opere pur di rendere più belli i vicoli della sua Gioia del Colle. Tra le elargizioni più generose un crocifisso scolpito su legno ricavato interamente dalla forma naturale di un albero d’ulivo, quale donazione del 2021 a favore della chiesa San Domenico, e una serie di quattro monete federiciane accompagnate dal volto dell’imperatore romano in tenuta da caccia, date in dono nel 2016 alla Soprintendenza della Repubblica Italiana e applicate nel Castello normanno-svevo di Gioia, antica rocca che fu parte della rete di residenze e fortificazioni disseminate nel Meridione dallo stesso Federico II. Ciononostante, l’animo buono e l’altruismo di Mario Vacca non sono sazi: il cuore del maestro, immenso e aperto a tutti, sollecita con grinta gli ultimi artigiani presenti sul territorio a comporre, a farsi servitori della Musa ispiratrice e fecondare la materia. Vorrebbe pure lasciare un più ampio patrimonio alla collettività e perciò ha offerto opere inedite al Comune.








