Dalla Polonia all’Italia. Detta così sembrerebbe una tratta da niente: un volo di un paio d’ore e nulla più. Affrontato però con mezzi di fortuna, il più delle volte nel cuore della notte, diffidando anche della propria ombra, i documenti una condanna, la pressione di milizie tedesche, da un lato, e delle forze sovietiche dall’altro, una guerra in atto con bombardamenti e rappresaglie. In ogni istante è in gioco la propria vita. È una traversata che ha tutt’altro sapore. Come l’odissea di Zygmunt Kelz, ebreo polacco fondamentalmente ateo ma calato nella cultura ebraica, il suo yiddish perfetto, dotato di grande intelligenza (parlava undici lingue e aveva conseguito ben tre lauree), uomo di grande sesto senso.
Secondo di quattro fratelli, Zygmunt nasce nel 1907 a Jarosław, cittadina precarpatica appartenente al vecchio impero austro-ungarico, passata alla Polonia dopo il primo conflitto mondiale. Si sposa nel 1937 con Sara Lastman e ben presto nasce il figlio Bernard Elias. Marito e padre di famiglia, è costretto a lasciare la sua terra nel settembre 1939, quando la Polonia è invasa dalle truppe tedesche da Ovest e dalle forze sovietiche da Est. È il principio del secondo conflitto mondiale, l’inizio della straziante odissea di Zygmunt.
Combatte l’invasore sul versante orientale, ma è fatto prigioniero e destinato ad essere deportato in Russia. Dal treno salta e con mille avversità riesce a tornare a casa, a Jarosław, dove però non trova nessuno: è un vicino a svelargli che la famiglia si è rifugiata nelle campagne. Scappa, in solitaria, dopo che la moglie declina l’invito a partire assieme.
Zygmunt attraversa la Slovacchia, per raggiungere Budapest: la frontiera è chiusa e per superarla corrompe il guardiano barattando la sua valigia. In Ungheria è ospitato da una famiglia alquanto affabile, ma la legge prevede l’espulsione per gli stranieri senza documenti regolari. È costretto nuovamente a ripartire, ora verso la Romania, dove raggiunge il porto di Costanza. Qui si imbatte in un marinaio che lo aiuta a salpare clandestinamente: soltanto con il gentile aiuto di quest’uomo naviga per mare nascosto per un’intera settimana sotto una vecchia scialuppa di salvataggio e arriva in Palestina, a Haifa.
È incorporato in un battaglione ebraico e combatte dapprima per la campagna della liberazione dell’Iraq, poi entra nei Fucilieri dei Carpazi e affronta italiani e tedeschi a Tobruk, in Libia. La traversata lo porta in ultimo in Puglia, prima a Taranto, poi a Noci dove prende servizio come dentista al Convalescenziario militare polacco allestito presso la scuola elementare “Francesco Positano” e conosce la maestra Dina De Caro, che gli impartisce lezioni di italiano. Tra loro scoppia una bellissima storia d’amore. Si sposeranno ben tre volte: con rito ebraico riformato (nel 1944 ad Ancona), con rito civile (a Putignano nel 1946) e infine con rito cristiano nella Chiesa dei Cappuccini (Noci, 1952). Un amore che ha intelligentemente vinto su tutto e dalla loro unione nasce Bernardo.
Bernardo Kelz è un cittadino barese. Nato nel 1952 e sempre vissuto nel capoluogo pugliese, a eccezione degli studi universitari sostenuti a Torino, a oggi ingegnere meccanico di professione. Esponente locale della comunità ebraica, da anni promotore culturale e divulgatore delle vicende storiche che suo padre ha vissuto direttamente sulla pelle, Bernardo sente la necessità di consegnare al mondo questa tragedia e lo fa mediante la pubblicazione “Dai Carpazi alle Murge: odissea di Zygmunt Kelz scampato alla Shoah” (Bastogi, 2008), un libro scritto a quattro mani con l’avvocato José Mottola.
“Il Giorno della memoria è una riflessione sulla vita che facciamo, sul mondo che possiamo costruire, sui meccanismi del potere e di certe ideologie che non sono scomparse – dichiara Bernardo – Si pensava non si ripresentassero più come sterminio, ma restrizioni della libertà ci sono sempre state e sempre possono tornare. Affinare questi discorsi serve a dare un indirizzo di libertà alle nuove generazioni”.








