L’Ex Caserma liberata ha festeggiato 11 anni di attività e di impegno, segnando un cammino ricco di iniziative e proposte culturali e sociali. Percorrendo il tempo della sua esistenza con un’interconnessione e una linearità priva di posizioni politiche, si racconta dai fatti quella che è la memoria condivisa, il presente e l’eredità che lascia questo posto. L’occupazione dell’Ex Caserma avvenne il 10 febbraio 2014, dopo lo sgombero di Villa Roth, uno spazio sociale, ma anche una casa per chi ci abitava, che ospitava diverse famiglie e persone in difficoltà. Dentro c’erano tre famiglie con bambini, tre coppie, un paio di studenti fuori sede e altre persone. Venti giorni dopo l’assemblea permanente – formatasi post sgombero di Villa Roth – occupò l’ex caserma Rossani, nel cuore della città di Bari. In pochi giorni, il collettivo si trovò a gestire una nuova realtà, firmando un protocollo d’intesa (tuttora valido) con il Comune di Bari, allora governato da Michele Emiliano, nel quale veniva riconosciuta la funzione sociale, la rilevanza socioculturale di Ex Caserma e l’azione del collettivo.
Poncho, membro storico del collettivo, che da anni anima questo spazio, ricorda quei momenti con una certa commozione: “Venivamo indicati in qualche maniera come figure di riferimento per occuparci del recupero di quel luogo”. Con la voce interrotta dall’emozione, racconta i primi passi dell’occupazione e la sua evoluzione fino a oggi. “Il perché dell’occupazione dell’ex caserma è presso detto: l’idea è stata quella di lanciare un segnale forte rispetto alla necessità di spazi in città e di creare aree completamente assenti rispetto all’assoluta insufficienza tanto del Comune, quanto della Regione – e all’epoca anche della Provincia – Volevamo rispondere a esigenze di tipo primario, come teorizzato nella piramide dei bisogni di Maslow, come il diritto alla casa o diritti più secondari, come il diritto alla socialità o quantomeno a una socialità che non fosse vincolata al denaro. Tutto questo si interseca con la rivendicazione di una città per cittadini e per cittadine, che non sia pensata soltanto per vendere cemento, ma che sia fruibile da chiunque”.
Un modo per rendere la città fruibile, pensato dal collettivo è stato quello di creare un parco. Un aspetto significativo dell’occupazione è stato proprio il contributo alla creazione del parco Rossani, un’area verde che mancava nella zona di Carrassi. Poncho non nasconde il legame tra l’occupazione e la trasformazione del luogo in un parco: “Non abbiamo occupato con l’intenzione di generare un parco, ma occupando l’ex caserma, la sua trasformazione in parco è stata la conseguenza naturale del nostro starci dentro”. Tuttavia, l’ex Caserma liberata non è soltanto un parco: è anche un centro sociale attivo, che in questi undici anni, è diventata molto più di uno spazio di occupazione. “Abbiamo organizzato quasi duemila iniziative differenti – racconta Poncho con orgoglio – Concerti, presentazioni di libri, corsi di box, corsi di tessuti aerei, spettacoli teatrali, assemblee pubbliche, ospitando collettivi e coordinamenti studenteschi. Abbiamo anche creato spazi per chi volesse fare corsi, proiezioni, performance di varia natura; è possibile l’utilizzo di palestra, ciclofficina e c’è anche un infoshop. Tutto questo avviene dentro l’ex caserma, ma non si può sorvolare tutto ciò che è stato organizzato in città o a cui il collettivo ha fatto partecipando in trasferta. Durante il periodo Covid è stata svolta la distribuzione alimentare, recuperando dai mercati, facendo il crowdfunding per comprare il secco e donandolo gratuitamente. Il merito più grande dell’esistenza di Ex Caserma, come di tutti i posti fatti come ex caserma è quello di esistere e di rappresentare un baluardo, un presidio, un punto di riferimento, per chiunque voglia provare a organizzarsi per attivarsi, qualunque sia l’argomento, qualunque sia la battaglia su cui si vuole muovere”.
“In Ex caserma troverete sempre qualcuno con chi confrontarsi e con chi eventualmente organizzarsi per fare qualcosa.”, continua Poncho. Non sono mancati, tuttavia, momenti difficili. “Grossi problemi in questi anni non ne abbiamo avuti”, afferma Poncho, “ma qualche intemperanza di qualcuno c’è stata, normale in un posto aperto fino a tarda sera. I problemi principali li abbiamo avuti quando qualcuno ha deciso di raccontarci come fossimo dei mostri. Fortunatamente è bastato andare a parlare con il vicinato per far rendere conto a chiunque che siamo tante cose, tranne che mostri”. Tuttavia, non tutti gli episodi sono stati pacifici: “Il problema più grosso è stato l’essere stati aggrediti nel 2018, dopo il corteo contro Salvini, da una squadra di fascisti. Ciò è anche verità processuale”, racconta Poncho, ricordando un episodio che ha segnato la lotta del collettivo.
Oggi, l’Ex Caserma si trova a vivere una nuova fase, con lavori in corso per l’apertura dell’Accademia di Belle Arti, la costruzione e ristrutturazione delle strutture. “Negli ultimi due anni ci siamo spostati dalle strutture in cui siamo stati storicamente, all’altro capo di quel lato dell’Ex Caserma. Sono in corso lavori che prevedono l’apertura dell’Accademia di Belle Arti e stanze per ospitare i macchinari per il ricircolo di aria e acqua. I cantieri sembrano dureranno per quasi un decennio, ma queste sono informazioni su cui noi non abbiamo canali privilegiati”, spiega Poncho. Nonostante i cambiamenti, il collettivo resta convinto della necessità dell’Ex Caserma per la città. “E noi? Abbiamo avuto la dimostrazione che Ex Caserma è necessaria alla città in questi anni, per quanto a volte questa coscienza sembri evaderci. Vedremo che cosa faremo. Noi ci saremo!”, conclude Poncho, con la determinazione di chi sa che, dopo 11 anni di lotta, il collettivo non ha intenzione di fermarsi.








