C’era un epoca in cui Bari aveva il suo veglione, un grandissimo veglione, un affascinante gran galà dello spettacolo: “Il Veglionissimo della stampa”, chiamato così perché fu costituto e organizzato proprio dalla stampa locale dell’epoca (Il Corriere delle Puglie), che riuscì a curarlo nei minimi dettagli, dandogli un grande slancio.
Inaugurato il 5 febbraio del 1921, in occasione del Carnevale, andò in scena al Teatro Piccinni, che per l’occasione diventava un vero e proprio contenitore di spettacoli di vario genere e di sano divertimento. I baresi, spinti dalla spensieratezza e dalla voglia di divertirsi in un ambiente lussuoso, accorrevano in gran numero. Il teatro, però, accoglieva soprattutto l’alta borghesia e il popolo della “Bari bene”, complice anche il costo abbastanza elevato del biglietto d’ingresso. L’evento, che si teneva in prima serata, proseguiva sino a notte fonda, e all’esterno del teatro stazionavano le carrozze pronte ad accompagnare a casa chi ne avesse avuto bisogno. Inizialmente le poltroncine della platea furono rimosse per creare una grande sala da ballo, mentre il palco era composto da vari musicisti e intrattenitori. In qualche occasione fu predisposto un ferreo regolamento, il quale invitava a presentarsi in maschera, in domino o in abito da sera, ma non con abiti color bianco.

Per lunghissimi anni, tranne il periodo di sospensione a causa del conflitto bellico (dal 1941 al 1946), il “Veglionissimo” andò avanti in grande spolvero tra serate a tema, che spaziavano dalla magia alla cultura, spettacoli in maschera, musicali e sketch in dialetto barese, luci seducenti, danze festanti e incantevoli scenografie firmate da artisti nazionali, tra cui il veneziano Guido Prayer. Dal dopoguerra in poi, la manifestazione passò il suo periodo più splendente: si esibirono cantanti e musicisti di rilievo, come il famoso direttore d’orchestra Giuseppe “Pippo” Barzizza, e fu immesso il concorso Miss Stampa che decretò, con tanto di fascia e premi, le giovani bellezze locali, riscuotendo un gran successo.
Calorosa fu anche la partecipazione di negozianti e imprenditori, i quali donarono premi per i vari concorsi in gara (miglior maschere maschili, femminili, in coppia, miglior artista, etc.), che si potevano ritirare presso la sede dell’Associazione della stampa. Nel marzo del 1973, infine, Bari visse l’ultima edizione del “Veglionissimo della stampa”, a causa delle contestazioni giovanili, che lo accusavano di eccessiva borghesia e di ignorare i problemi del popolo, e dell’austerità che imperversava in quegli anni. Oggi il lussuoso “Veglionissimo della stampa” resta ‘stampato’ nei ricordi dei tanti baresi che lo hanno vissuto.







