Polignano a Mare ha vinto l’Oscar. L’ha fatto indirettamente, ma è arrivata a conquistare la statuetta più prestigiosa del cinema mondiale: merito di “I’m still here – Io sono ancora qui”, film di Walter Salles che è stato consacrato come “miglior film internazionale” alla 97esima edizione dei premi, consegnati il 2 marzo a Los Angeles. È la prima volta di un film brasiliano, ed è la prima volta di Polignano a Mare.
La cittadina pugliese vince di riflesso, perché “Io sono ancora qui” racconta una storia che affonda le radici proprio in Puglia: è quella di Eunice Facciolla, figlia di immigrati polignanesi che fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento partirono alla volta dell’America del Sud. Eunice Facciolla nacque a Bras, quartiere di San Paolo che è stato una leva fondamentale per l’emancipazione degli immigrati, suo padre Giuseppe era fra i fondatori dell’associazione San Vito. Un gruppo di persone che ha inventato una festa tuttora esistente, dove si cucina e mangia per giorni con uno scopo benefico – sostenere un asilo nido che accoglie ogni anno migliaia di bambini di famiglie umili – e anche se la storia del film va in tutt’altra direzione, deve in fin dei conti tutto a Polignano a Mare.
Perché nelle vene di Eunice Facciolla scorreva sangue polignanese, e la sua avventura è stata esemplare: è stata una donna che ha lottato per i diritti degli ultimi, partendo da una dolorosa vicenda personale – la scomparsa del marito Rubens Paiva – per diventare una paladina. “Questo premio è per una donna che dopo una grave perdita per colpa di un regime autoritario ha scelto di non piegare la testa”, è stato d’altronde il ringraziamento del regista Walter Salles, una volta ricevuto l’Oscar. Ha rivolto un saluto a Fernanda Torres, l’attrice che sullo schermo interpreta Eunice Facciolla. Con loro, la statuetta ora la stringe pure Polignano a Mare.







