“Pensi di stare nderr alla lanz a Bari? No, siamo nderr alla lanz a Shanghai! Ecco il polpo di nderr a la lanz nel mio ristorante in Cina”. Parola dello chef barese Roberto Bernasconi, che mostra sui social, a favore di camera, quei tentacoli magistralmente arricciati pronti per essere cotti in mille modi sui fuochi di “Porto Matto”, il suo locale di cucina italiana e pugliese nel cuore della capitale economica della Cina. Un luogo che da oltre vent’anni riesce non solo a deliziare i palati asiatici con piatti di spaghetti e vongole, panzerotti o risotti al nero di seppia, ma rappresenta un punto di riferimento per la vasta comunità pugliese presente nella Repubblica Popolare Cinese.
Tutto inizia nel 2004, quando Bernasconi lascia il Belpaese, dopo essersi avvicinato alla cucina orientale anche grazie all’incontro di una ragazza di Shanghai che lavora come cameriera in un ristorante barese, poi diventata sua moglie (nonché sorella della cuoca cinese-pugliese Jia Bi Ge, tra i più amati ex protagonisti di Master Chef Italia). I due giovani sposi partono e decidono di puntare tutto sulla ristorazione italiana in Cina, allora ancora poco conosciuta. Così comincia una bella avventura fino alla creazione di “Porto Matto” nel 2014, un tempio del gusto che negli anni riceve diversi riconoscimenti, dal premio Giovanni Nuvoletti da parte dell’Accademia Italiana della Cucina, fino alla certificazione ”OSPITALITÀ ITALIANA” 2013/2014, 2014/2015, 2015/2016 dalla Camera di Commercio Italiana in Cina.
“Sono orgoglioso di essere riuscito a portare la baresità qui a Shanghai – racconta lo chef nella trasmissione Telebari Social Night – spero che un giorno passiate da queste parti, perché “Porto Matto” è uno state of mind, un porto di mare dove si può essere felici proprio come lo si è a Bari, un posto pronto ad accogliere tutti. Abbiamo una clientela internazionale ed è sempre bello vedere la gente estasiata dopo aver gustato i sapori della mia terra, che mi manca tantissimo. Cerco di far conoscere attraverso i miei piatti il cibo, i profumi di quando ero bambino, quelli che sentivo nei vicoli della città vecchia o nderr alla lanz… anche solo pensarci mi commuove”.Il cuoco svela i piatti pugliesi più amati e richiesti dai cinesi nel suo ristorante, regalando qualche aneddoto. “Sono 21 anni che sono qui e vi garantisco che tutti impazziscono per la focaccia, la purea di fave e le orecchiette di grano arso con il broccolo travestito da cima di rapa, perché qui le rape non esistono e devo cercare di ricreare quel sapore incredibile che io per primo sogno ancora di notte. Quando servo la focaccia al tavolo dico sempre che non vanno scartati i pomodori, spiegando ai clienti che quando passavo da bambino davanti ai panifici a Bari era facile scivolare sulle bucce buttate per terra. Lo dico chiaro e tondo: scartare i pomodori dalla focaccia è un sacrilegio, non scherziamo, la focaccia va mangiata con i pomodori anche in Cina!”
“Più tempo passo qui e più mi rendo conto che gli italiani e i cinesi sono molto simili. Il segreto per vivere bene e realizzarsi è non avere pregiudizi – continua il cuoco – , essere aperti all’incontro di culture. D’altronde il nostro San Nicola è amante dei forestieri e io, da barese, sono riuscito a integrarmi facilmente seguendo quell’amore, rispettando le tradizioni cinesi e imparando anche la loro lingua. Ormai parlo anche il dialetto di Shanghai, unito al dialetto barese, il che fa molto ridere. Tanti miei clienti poi vengono in Puglia e mi chiamano per sapere dove andare a mangiare i nostri piatti tipici, per avere qualche dritta sui luoghi più veri e meno turistici. Perché – conclude – aveva ragione il compianto Nico Cirasola, mio grande amico venuto anche qui a Shanghai per il Festival del cinema, il cibo pugliese è blues, può ancora sconfiggere i fast food e il suo successo nel mondo ne è la prova. Ricordatevi: Puglia power!”.







