Una porticina in legno senza alcuna insegna, solo due cartoncini sui vetri sgangherati su cui vi è scritto “Legatoria e restauro libri”. Siamo in via Maria Cristina di Savoia, al civico 60, nel cuore più antico di San Pasquale, dinanzi alla bottega del rilegatore e restauratore Gianluigi Colucci, uno degli ultimi rimasto a Bari. Come un poetico Geppetto ci aspetta seduto, mentre cuce con ago e filo un libro antico da consegnare, avvolto da un forte odore di colla e di fogli ingialliti.
La Legatoria Colucci nasce nel 1972, quando i cugini di Giuseppe Colucci, padre di Gianluigi, dopo essere emigrati negli Stati Uniti, tornano a Bari. A quel punto uno dei due, in pensione, propone a Colucci, già formato al mestiere della rilegatura in un laboratorio di Madonnella, di aprire proprio una legatoria nel rione San Pasquale. E così inizia la storia d’amore artigianale portata avanti dal 1996 con resistenza da Gianluigi, innamorato di questa babele di carta, tappezzata di pile di manoscritti antichi da riparare in religioso silenzio e tesi di laurea fresche di stampa, pronte per essere assemblate e marchiate con caratteri mobili in metallo, spinte dalle presse manuali di oltre mezzo secolo fa.
Il libro più antico rilegato da Gianluigi risale al 1600, un tomo di diritto scritto in latino: “È un’emozione incredibile ritrovarsi tra le mani questi tesori – racconta il 55enne ai microfoni di Telebari – fa bene all’anima. Il mio è un mestiere spirituale, che purtroppo non credo resisterà ancora per molto”. Siamo in un luogo in cui il tempo sembra sia cristallizzato, e che venga scandito solo dal ritmo delle pagine ricostruite con carte giapponesi da Gianluigi, e poi tagliate con il tagliacarte a manovella degli anni 50. Metodi che nulla hanno a che vedere con il mondo del digitale. Quel tempo lento dell’artigianalità noi e Gianluigi vorremmo non finisse mai, ma poi ai posteri l’ardua sentenza.






