Più che da asporto, è un panzerotto da export. Apù è un progetto messo a punto da Davide Di Giovanni, un ragazzo pugliese di 24 anni: ha scommesso tutto su uno dei cibi più iconici della Puglia, e vuole renderlo fresco, giovane e possibilmente internazionale. È nato così a Barletta Apù, “Puglia frit food”: un piccolo locale dove si vendono solo panzerotti e poche altre fritture, e con quel “frit” che scombussola il lessico rende perfettamente l’idea del voler portare a casa – e nella propria terra – il concetto ormai globalizzato dello street food.
Nulla di nuovo, si direbbe, d’altronde di attività commerciali che puntano tutto sul panzerotto ce ne sono tante, dato che è il cibo da strada per eccellenza, a Bari e non solo. Il merito di Di Giovanni è però un altro: attorno al panzerotto ha costruito un mondo intero, che va dalla simpatica mascotte – che non può che chiamarsi Colino, abbreviativo di Nicola – a una catena di produzione innovativa e invidiabile. “Abbiamo un gruppo di massaie che preparano i panzerotti, che vengono poi abbattuti e cucinati con un mix di frittura e cottura al forno – spiegano da Apù – per ora viaggiamo su 10mila panzerotti a settimana”. L’impegno è tanto, e crescerà ancora: perché oltre alla prima sede di Barletta – inaugurata da circa un anno – se ne aggiunge una seconda a Gallipoli per quest’estate, e una terza a Porto Cesareo.
Apù va a solleticare alcune delle mete più gettonate del turismo estivo, e in effetti c’è l’intento di espandersi ancora, il prossimo anno, a Lecce e Torre dell’Orso. “Non c’è l’intenzione di fare un franchising, almeno per ora – spiegano da Apù frit food – ma chiaramente dopo la Puglia l’idea è di aprire in altre città italiane come Roma, Firenze, Bologna e Milano. E chissà, un giorno anche all’estero”. La formula rimarrebbe la stessa, anche perché è ben definita. Quelli di Apù non sono panzerotti ordinari: sono più piccoli, ma soprattutto sono colorati. Giovani e freschi, per l’appunto, serviti con un packaging accattivante che mira a renderli riconoscibili già dalla confezione. “Per il momento abbiamo otto gusti, e ogni panzerotto ha un suo menu e un suo nome”. C’è allora il classico Colino, ma pure quello con cacioricotta, pomodoro, basilico e farina integrale, che si chiama Mamma; la Nonna è a base di rape e salsiccia ed è rosso, per merito della farina di barbabietola; il Pugliese è un concentrato di puglia con burrata e capocollo (e farina di grano arso), mentre Apù è aromatizzato alla curcuma e contiene fiori di zucca e menta. Ce n’è uno con polpo e burrata (nero, per merito del nero di seppia), un altro con pistacchio e mortadella, e un più classico arricchito con il prosciutto cotto.
Il panzerotto Apù si tiene agilmente fra pollice e indice, le dimensioni ridotte si compensano con le quantità (e in effetti vengono serviti in porzioni da quattro) e la versatilità li rende più semplici da mangiare e condividere con gli altri. Oltre a quelli salati ci sono anche i dolci, quindi, farciti con crema di nocciole o con crema e amarena. E dato che l’obiettivo è far conoscere ovunque la Puglia, nel menu dei dolci è presente anche il Trenocelle, cialda croccante ripiena di gelato, tipico di Andria. Per chi riesce a resistere al panzerotto, non mancano le alternative come crocchette e arancini, nuggets di pollo e patatine. Tutto rigorosamente fritto. O meglio, “frit”.







