Un mistero pugliese lungo 55 anni, per un’opera d’arte finita nella lista dei capolavori italiani rubati: la “Madonna del cucito” di Francesco Cozza. La notte tra il 5 e il 6 agosto del 1970, infatti, il pregiato dipinto del 1643 è stato trafugato dalla chiesa di San Bernardino da Siena, a Molfetta. Attribuito al pittore Francesco Cozza (Stignano 1605 – Roma 1682), raffigurava la Vergine Maria che cuce un panno con un ago, mentre tre angeli sorvegliano Gesù Bambino. Il soggetto è abbastanza inconsueto per la rappresentazione di Maria impegnata nell’attività del cucito.
L’opera, che misurava 120×96 centimetri, era custodita nella Cappella Passari, situata all’interno della parrocchia ed edificata nel 1645 in memoria di Lattanzio Passeri per volere di suo figlio, nobile molfettese, Francesco. Il caratteristico altare, in tenera pietra di Carovigno, fu realizzato dal maestro pugliese Giovanni Crisostomo de Mariano. Dopo il furto, l’opera fu sostituita da una copia del pittore Nino Ronca. Di questo dipinto esistono altri due esemplari, tutti autentici: analoghe opere si trovano, infatti, nella chiesa dell’Ospedale di Santo Spirito a Roma e in una collezione privata a Berlino, ma quello rubato a Molfetta nel 1970 è stato il primo esemplare realizzato dall’artista calabrese.
Prima di dare la paternità del dipinto a Cozza, l’opera è stata variamente attribuita a Tiziano, a Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, e a Leonardo. Negli anni, tuttavia, sono stati lanciati vari appelli, anche in programmi televisivi nazionali come il “Maurizio Costanzo Show” e “Chi l’ha visto?”, ma, ormai dopo più di mezzo secolo, il mistero non si è ancora risolto e l’importante dipinto sembra essere svanito nel nulla.








