Non sempre dietro una maschera si cela un supereroe. Anzi. Francesco Pio Tarantino ne è un esempio vivente. Un ragazzo speciale, 22 anni di Orta Nova, che indossa la tuta rossa e blu dell’Uomo Ragno, nessun potere magico né abilità sovrannaturali o muscoli inscalfibili, solo il desiderio di portare un sorriso sincero e tanta speranza ai bambini ospedalizzati.
Francesco Pio nasce con una rara patologia, la malattia di Hirschsprung, che colpisce un bambino su 5000. Subisce 8 interventi in meno di un anno di vita, il primo a 48 ore dal suo primo vagito. Accanto a lui, però, una madre coraggiosa che lotta senza sosta: lo porta a Genova e lo affida alla professionalità dei medici dell’Istituto “Giannina Gaslini”. Contro ogni previsione, Francesco cresce imparando troppo in fretta le grandi avversità del mondo. Apprende sulla propria pelle quanto possa fare male vivere: conosce il freddo dei corridoi pediatrici, gioca tra lacrime e paure, aghi e terapie. Conosce anche e soprattutto il calore del nido famigliare, nelle cicatrici riscopre il valore immenso delle piccole cose, trasforma la sofferenza in missione.
“Da piccolo, guardavo dalla finestra dell’ospedale e speravo che Spiderman arrivasse per portarmi via da quel dolore. Non è mai arrivato, allora ho deciso di diventarlo io – racconta Francesco – Indossare quella maschera non è un gioco: è un atto d’amore. Lo faccio per quei bambini che vivono quello che ho vissuto io. Per ricordare loro che esiste ancora un motivo per sorridere. Ricordo un bambino che, attaccato a una flebo, mi disse: ‘Spiderman, tu torni anche domani?’. Ogni volta che entro in una stanza e vedo un sorriso nascere, so che quel bambino non sta solo vedendo Spiderman, ma sta ritrovando la speranza”.
Lo Spiderman pugliese, così ribattezzato, ha quindi intrapreso la via del bene e della carità portando negli ospedali di tutta Italia un momento di spensieratezza per i piccoli pazienti: li incontra e regala loro un siparietto di sollievo e qualche giocattolo e dei pennarelli, con empatia e comprensione. Un gesto di sconfinata umanità, a sostegno anche di genitori che molto spesso in queste situazioni complesse accusano smarrimento e sfiducia. Sa bene, Francesco, che la famiglia è fondamentale, il pilastro portante per affrontare ogni ostacolo. Come nel suo caso che da sempre ha avuto al fianco una guerriera instancabile per mamma e un padre formidabile spesso in versione Batman.
“La mia forza ha un nome: mia madre. Lei è stata ed è il mio faro, la mia certezza in ogni tempesta. Ha pianto in silenzio, ha sfidato il destino e non ha mai smesso di credere che ce l’avrei fatta. Ma accanto a lei ci sono anche mio padre, mio fratello, il compagno di mia madre, la mia ragazza e la mia famiglia tutta – persone che hanno saputo starmi accanto anche nei momenti in cui non avevo più parole. Quando vivi situazioni difficili, capisci che la famiglia non è solo un legame di sangue, ma di cuore. E senza quel cuore, non sarei qui oggi”.
La storia di Francesco non parla di sfortuna ma di forza. E tanta fede. Una storia che lo Spiderman pugliese ha sentito il bisogno di raccontare apertamente in una recente pubblicazione dal titolo ‘Alla ricerca della speranza’ (Giacovelli Editore).
“Scrivere è stato come guardarmi allo specchio, senza più paura. Ho voluto trasformare il dolore in parole, e le parole in un abbraccio per chi sta vivendo qualcosa di simile. È la prova che non serve essere invincibili per essere forti. Serve solo avere il coraggio di raccontarsi, perché ogni storia, anche la più difficile, può diventare una mano tesa verso chi sta ancora cercando la sua speranza. Non lasciate che la malattia decida chi siate.
Siete molto di più del vostro dolore. Anche quando la vita sembra ferma continuate a credere, a sperare, a lottare – suggerisce il giovane agli ammalati – Alle famiglie: non smettete mai di esserci. Anche il silenzio, a volte, è amore. E al sistema sanitario e alle istituzioni vorrei dire che dietro ogni numero, dietro ogni cartella clinica, c’è una persona. C’è un cuore, un sogno, una famiglia che lotta. Serve più umanità, più ascolto, più sostegno. Non si cura solo con le medicine, si cura con la presenza”.
Una testimonianza vera quella di Francesco Pio Tarantini che ha nutrito giorno dopo giorno super poteri come la gioia e la speranza che dona agli altri. Un supereroe, in fondo, non ha bisogno del mantello per volare o della telecinesi per spostare oggetti ma di un cuore puro per amare incondizionatamente e di piccoli grandi gesti quotidiani che sappiano colorare un’esistenza tediosa.








