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Home » Storie » Grumo, chiude il centro che combatte la violenza sulle donne. “Nostro grido inascoltato”

Grumo, chiude il centro che combatte la violenza sulle donne. “Nostro grido inascoltato”

diLa Redazione
27 Novembre 2021
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Il 25 novembre, come ogni anno, in Puglia sono stati organizzati centinaia di eventi per onorare e ricordare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza maschile sulle Donne. Nella stessa giornata, le operatrici del centro antiviolenza Li.A di Grumo Appula – afferente alla rete dei centri antiviolenza dell’associazione Sud Est Donne – hanno comunicato la sospensione dell’attività ordinaria del servizio di accoglienza e sostegno delle donne vittime di violenza provenienti dall’ambito territoriale di Grumo. Un ambito territoriale che comprende anche i comuni di Sannicandro, Acquaviva, Toritto, Binetto e Cassano. L’operatività del centro sarà garantita solo nelle situazioni di emergenza.

A spiegare le motivazioni è la responsabile del centro antiviolenza Li.A e presidente dell’associazione Sud Est Donne, Angela Lacitignola. “Nonostante i diversi interventi di intermediazione attraverso la Regione Puglia, attraverso i comuni dell’ambito territoriale di Grumo e il comune di Acquaviva – al quale è stato richiesto di assumere il mandato come comune capofila dell’ambito territoriale, data la situazione di dissesto del comune di Grumo Appula – e nonostante i ripetuti solleciti e diffide per il pagamento delle somme dovute, ad oggi l’inadempienza ammonta a circa 50mila euro e la nostra associazione, avendo anticipato le risorse economiche per due anni, non può sostenere ulteriormente e totalmente a proprio carico la prosecuzione delle attività”.

“Dal 2015 – prosegue la dottoressa Lacitignola – la nostra associazione ha accolto al centro antiviolenza Li.A circa 200 donne provenienti da tutti i comuni dell’ambito terriroriale, accompagnandole nel loro percorso di fuoriuscita della violenza e supportandole attraverso percorsi di sostegno psicologico, consulenze legali e consulenze sociali, fino a favorire la loro autodeterminazione ed i loro percorsi di autonomia e libertà. Come donne che aiutano le donne, abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere nell’importanza della costruzione e del potenziamento di una rete antiviolenza solida e solidale. Abbiamo lavorato anche quando la nostra voce non è stata ascoltata. E peggio ancora quando la macchina del potere, della burocrazia e della cattiva amministrazione delle risorse pubbliche, hanno provato a insonorizzare le nostre parole e a rendere invisibile la nostra presenza in una sorta di macabro boicottaggio, dove a perdere sarà l’intera comunità che si vedrà sottrarre un altro servizio di primaria necessità per le donne, i minori e le famiglie”.

“Noi operatrici dei centri antiviolenza di Sud Est Donne siamo consapevoli di essere uno dei nodi della rete, ma vogliamo dire alle donne che questa rete non si strapperà definitivamente qui – conclude la presidente dell’associazione -. Questa interruzione obbligata non ci fermerà. Continueremo a rammendare finché la rete ritroverà la sua forza accogliente che è la nostra forza, la forza delle donne tutte. Ed è con forza che diciamo: “basta”. Basta parlare di violenza per la sfilata politica del 25 novembre, basta ai salotti inutili e ipocriti. Se gli stessi decisori politici, a tutti i livelli, perpetuano meccanismi patriarcali utilizzando ruoli e potere a danno delle donne e di chi se ne prende cura, il 25 novembre segna e segnerà solo la sconfitta dello Stato e di tutta la comunità nella lotta a questa piaga culturale”.

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