Sono stati molti i campi di internamento e concentramento fascisti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Ve ne furono diversi anche in Puglia: due anni dopo la promulgazione delle famigerate leggi razziali, avvenuta nel 1938, Mussolini dispose che tutti i cittadini ritenuti nemici (inclusi gli ebrei), fossero imprigionati nei campi di internamento e concentramento. Manfredonia, Conversano, Alberobello e Gioia del Colle furono località ritenute adatte, nella nostra regione, a ospitare i campi. A Gioia, l’ex Mulino Pastificio-Pagano sulla via di Santeramo, fu selezionato come campo di internamento, sotto la direzione di un Commissariato di polizia locale, e mantenne questa funzione dall’agosto del 1940 al gennaio del 1941.
Secondo l’Atlante dell’Antifascismo Gioiese, furono 59 le persone internate, tra cui operai, impiegati, avvocati, commercianti, e persino uno studente poco più che ventenne: diciotto di loro erano ebrei. Dall’approfondita ricerca storiografica del professor Franzinelli, è emerso che gli internati, che rimasero nel campo per cinque mesi, non erano sottoposti a lavori forzati e gli veniva concesso di recarsi in paese per fare la spesa tramite speciali permessi. Proprio in queste occasioni, si intrattenevano con gli abitanti gioiesi che si dimostrarono da subito molto cordiali, donando coperte, cappotti e beni di prima necessità. Uno dei prigionieri, un medico polacco, esercitò la propria attività gratuitamente, aiutando quando poteva gli abitanti di Gioia, per ringraziarli della loro benevolenza.
Nel 1941, il campo fu chiuso per questioni di sicurezza, a causa della vicinanza con l’aeroporto Militare di Gioia, e i prigionieri furono trasferiti in altre strutture di internamento: molti di loro purtroppo, moriranno nei lager nazisti.
Tra questi anche l’avvocato Paolo Levi, che fu uno studioso e un intellettuale di riferimento per la comunità ebraica. Omosessuale in un periodo in cui non c’era spazio per le diversità di orientamento sessuale, venne internato più e più volte, e si batté per migliorare le condizioni di vita dei prigionieri rinchiusi nei campi. Fu arrestato per l’ultima volta nel 1943 e venne deportato ad Auschwitz, ma morì quasi subito, probabilmente nelle camere a gas.
La tragica vicenda del Mulino, che con il suo antisemitismo strisciante ha portato perfino su Gioia l’ombra nera della crudele repressione fascista, viene commemorata dalla sezione ANPI di Gioia del Colle, proprio oggi, in occasione del Giorno della Memoria. A questo proposito sono emblematiche le parole del presidente ANPI di Gioia, Gianfranco Falcone: “con lo scorrere degli anni la memoria si diluisce, ma i problemi legati alla discriminazione restano attuali, e la memoria quindi non deve riguardare solo il passato ma anche il presente, la diversità deve essere vista come elemento di vastità culturale e di rafforzamento per la democrazia”.
(Nelle foto: il campo quando era in funzione; gli internati; il permesso che veniva concesso per recarsi in paese)








