“Ancora una volta qualcuno ha rischiato la propria incolumità per salvare e proteggere un bene prezioso come una barca. A qualcuno forse poco importa, di che cosa sia una barca per un pescatore, ma per un uomo di mare che con la sua barca ci lavora e porta il pane a casa, il suo natante è quasi come un figlio”. Il post è stato pubblicato dal profilo Facebook del Comitato di Torre a mare. Abbiamo incontrato Lorenzo: è il pescatore che ha rischiato di perdere la barca. Ci racconta la sua storia, ma non lo fa da solo. Insieme a lui, gli altri pescatori. Sono in pochi, “siamo rimasti una quindicina – ci spiegano – fare questo mestiere non conviene più”. Continuano a lanciare appelli al primo cittadino. Chiedono il dragaggio del porto, atteso da troppo. “Non riesci a lavorare e oltre al danno la beffa. Il livello dell’acqua é ad appena un metro dal fondale, condizione che distrugge le barche”, denunciano.
“Sono profondamente rammaricato per quanto accaduto a Lorenzo – ha sottolineato Francesco Ventrella, consigliere del Municipio I – che oltre ad essere un mio caro amico, rappresenta uno degli ultimi pescatori di Torre a Mare. I pochi rimasti ormai da anni combattono con le condizioni del porto per poter uscire ed entrare. Tutti a Torre a Mare conoscono la storia di questa opera sin dal Bando, passando per la rinuncia da parte di una ditta del Consorzio, senza dimenticare il ritardo delle analisi e l’incompatibilità granulometrica della sabbia e poi la normativa Europea da recepire ed infine la risoluzione contrattuale. Questo non giustifica nessuno ne tantomeno inficia la volontà di portare a termine qualcosa di fondamentale per il quartiere ed i suoi pescatori. A volte non basta l’impegno e la dedizione, ci vogliono i super poteri e quelli non li ha il Sindaco, figuriamoci io”.







