Incrociare Antonella Fasano per questa intervista non è stata una cosa facile. Imprenditrice, madre, ma soprattutto innovatrice, ha trovato un po’ di tempo per me prima di recarsi in azienda. L’ho cercata perché voglio raccontare la storia di Foodù, la startup con sede a Palo del Colle lanciata in piena pandemia da lei e dal suo socio Paolo Pannarale.
“Noi siamo una startup innovativa ed è importante precisarlo”. La voce di Antonella è decisa e precisa, quella di chi va dritto al punto. “Nasciamo con l’obiettivo di fare innovazione con nuovi modelli di filiera agroalimentare coinvolgendo il consumatore. Non siamo semplicemente uno shop online di prodotti alimentari, ma seguiamo il cibo dalla creazione fino alla distribuzione e sono i nostri consumatori a decidere alla fine quali prodotti finiscono sul nostro sito secondo criteri di qualità e sostenibilità.”.
I consumatori che testano i prodotti sono detti “approver” e sono 3mila sparsi in tutta Italia. Non sono solo clienti, ma una vera e propria community alla base del sistema di Foodù. Propongono, testano, si scambiano, commentano e condividono gli alimenti migliori per sé stessi e per il resto della “tribù”. Dal 2020 hanno effettuato più di ventiduemila test per mandare sullo store online solo i prodotti migliori. E quelli che invece vengono bocciati?
“Abbiamo capito che la dove c’erano aziende che non passavo la selezione c’era un’opportunità. Le aziende più recettive hanno cominciato a chiedere consigli agli approver e da qui è nata una nostra unità aziendale specializzata nelle ricerche di mercato. Un team quasi tutto al femminile ora segue queste aziende al fine di aiutarle a rendere i loro prodotti in linea con le esigenze dei consumatori più attenti”.
La community nella startup non è importante, è fondamentale. Anche per questo lei e Paolo hanno deciso di adottare il sistema dell’azionariato diffuso, raccogliendo 300.000 euro e mettendo il 14% della società in mano ai propri soci. “Una pratica normale”, mi dice, anche se mi chiedo cosa possa avere di normale una società che decide di nascere nel bel mezzo di una pandemia.
“L’idea c’era già da tempo perché io stessa sono la prima ad avere la necessità di cibo di qualità e sostenibile. Sono la madre di due gemelle e avere cura di ambiente e alimentazione era diventato per me difficilissimo. Ogni volta per fare una spesa consapevole ci mettevo ore. Le principali realtà di spesa online non arrivano qui al Sud e allora…ho deciso di faro io.”
Lanciare un’impresa non è facile, ma Antonella non si è improvvisata. “Non è la mia prima impresa e sapevo già come muovermi, ma è stato fondamentale seguire dei percorsi di accelerazione per startup. Dobbiamo un ringraziamento particolare al Balab e al prof Gianluigi De Gennaro che ci ha sostenuto nella nostra campagna di Crowfunding. L’acceleratore è stato importante non solo per trovare investimenti di capitali, ma anche “investitori di cervelli”.
Foodù ha la base a Palo del Colle, ma vende in tutta Italia. Qual è il rapporto con il sud? “Una sfida – risponde subito l’imprenditrice -. Aprire a Milano sarebbe stato molto più facile, sia per la rete di investitori e di professionalità, sia per il reperimento del personale. Purtroppo, soprattutto per le nuove professioni digitali abbiamo avuto difficoltà a trovare persone adatte. Io sono molto legata a Palo del Colle e al sud in generale, ma qui per me è una grande sfida: quella di portare lavoro e innovazione”.
E le aspettative? Che cosa si aspetta una innovatrice come Antonella dal Sud e dalla Puglia? “Niente, non mi aspetto molto dalle istituzioni, sono abituata a fare da me – conclude -. Però vorrei vedere sempre più spazio e più visibilità per le tante startup pugliesi. Sono loro che davvero possono portare il cambiamento, soprattutto nella mentalità dei più giovani, che è quello che conta davvero”. E proprio per questo noi continueremo a raccontare di storie come la tua Antonella, perché ci crediamo anche noi.








