Il Venerdì Santo rappresenta uno dei momenti più solenni dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica, ed in tutto il Mezzogiorno d’Italia, Puglia compresa, la pietà popolare si fonde sovente con le celebrazioni religiose.
Una delle espressioni massime della pietà popolare è rappresentata dalla processione dei Misteri, per cui la nostra regione è, al pari dell’Andalusia e della Sicilia, conosciuta in tutto il mondo.
A Bari quella ricorrenza è storicamente sinonimo di contrasti tra coloro i quali organizzano la processione dei Misteri della Vallisa e chi invece lo fa per le effigi di San Gregorio. Beghe principiate sin dal XVIII secolo, quando le due processioni uscivano contemporaneamente e l’incrocio dei due cortei finiva per essere causa di vere e proprie risse tra i “pasquali”, i portatori dei sodalizi.
Così, nel 1825 fu Monsignor Basilio Clary a porre fine ad episodi poco edificanti, decretando l’uscita degli uni e degli altri ad anni alterni: in quelli pari toccava, e tocca tuttora, alla Vallisa, mentre negli anni dispari esce la processione di San Gregorio.
I primi sono tutt’oggi soprannominati “le Sande chiangaminue”, dopo le invettive dei loro “rivali” che predissero, secondo la tradizione, avverse condizioni meteo all’uscita dei Misteri dalla Vallisa. Ed in risposta a quelle invettive, i vallisiani soprannominarono quelli di San Gregorio “le Sande vendeluse”, augurando giornate tempestose e caratterizzate da forte vento, peraltro circostanza non del tutto improbabile agli inizi della primavera.
La processione dei Misteri dei Santi della Vallisa (Ravaddise in dialetto barese, in realtà Chiesa della Purificazione, oggi adibita a teatro) dagli anni ’90 del secolo scorso prende il via o da San Gaetano o da Santa Teresa dei Maschi, anche se alcune edizioni sono partite da Santa Chiara, sempre nella città vecchia. La statue vengono portate a spalla al mattino nel borgo antico e poi al pomeriggio, dopo la sosta in cattedrale per diverse arterie centrali del quartiere murattiano. Ad organizzare quella processione è la Pia Unione dei Misteri della Vallisa e quest’anno, venerdì 15 aprile, dopo la sosta per l’emergenza sanitaria, toccherà a loro.
La processione dei Misteri della Vallisa (le chiangiaminue) si compone di 9 Misteri: Gesù nell’Orto, San Pietro, Gesù alla colonna, Gesù con la canna, Gesù porta la Croce, tutte opere dell’andriese Vito Brudaglio e risalenti al 1700. A seguire c’è il San Giovanni del terlizzese Giuseppe Volpe, realizzata ai primi del ‘900, poi il Calvario con la Maddalena ai piedi (sostituì nel 2012 l’originale andata distrutta da un incendio nel 1987), Gesù morto e l’Addolorata (del 1827), altre opere dello scultore di Terlizzi. Tra il 1990 ed il 1991, come ricorda Francesco Stanzione, forse il maggiore studioso di fatti della pietà popolare nel Barese, tutte le statue subirono un efficace restauro poiché nel corso dei decenni si erano annerite per l’uso delle candele.
Il prossimo anno, come in tutti gli anni dispari, toccherà invece alla Pia Unione della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (le vendeluse), che fu riconosciuta nel 1850 da Monsignor Francesco D’Elia. La loro processione consta invece di 10 Misteri che escono dalla Chiesa di San Gregorio in quest’ordine: Gesù nell’orto, San Pietro, Gesù alla colonna, Gesù alla canna, Gesù che porta la croce, San Giovanni, la Maddalena, l’imponente Calvario, Gesù morto e l’Addolorata.

Il ritorno a questi riti, tutt’uno con le tradizioni più profonde nel capoluogo, dopo due anni pandemici durissimi, è stato salutato con giubilo nelle scorse settimane, quando la Conferenza Episcopale Pugliese ha dato il via libera alle manifestazioni religiose, pur nel rispetto delle normative ancora vigenti.
Si ricomincia dai Santi “chiangiaminue” e si spera che il soprannome non sia veritiero come un tempo, col meteo che possa sorridere ai portatori ed a quanti per fede e devozione tengono moltissimo ai riti della Settimana Santa.








