In una soleggiata domenica mattina, passeggiando in bici sul lungomare di Giovinazzo mi sono imbattuto in oltre una cinquantina di ragazzi impegnati nel ripulire il litorale. Mentre i sacchi dell’immondizia si accumulavano strapieni di rifiuti, mi sono reso conto che oltre metà di loro era straniero: c’erano spagnoli, lituani, ciprioti, bulgari e di altre nazionalità ancora. Il perché è presto detto: il clean up era stato organizzato da 2Hands, un’associazione giovani ambientalisti del territorio, e da MOH, un’associazione di mobilità internazionale. Tra i membri di MOH ho subito ritrovato Rosanna Bellomo, una vecchia conoscenza di cui avevo perso un po’ le tracce. Rosanna è sempre stata in giro per il mondo, ma ritrovarla è sempre un piacere, soprattutto ora che ho scoperto che ha fondato MOH. Ma cos’è MOH?
“MOH sta per “Mobility opportunity Happening” – mi spiega Rosanna – ed è un’associazione di promozione sociale. Il nostro obiettivo è rendere più fruibile la mobilità internazionale, nello specifico il programma Erasmus Plus. Non è una cosa universitaria, ma il programma con cui l’Unione Europea permette ai giovani di tutta Europa e non solo di viaggiare, conoscersi e scambiarsi conoscenze. Per i giovani che partono c’è una totale copertura economica perché l’obiettivo è coinvolgere più persone possibili. MOH si pone l’obiettivo di far conoscere questa opportunità a più giovani italiani possibile e contestualmente di creare consapevolezza sui temi del cambiamento climatico e dell’attivismo locale. Abbiamo già realizzato diversi clean up e diversi progetti tra la Puglia e il resto d’Europa e continueremo a farlo”.
Mentre Rosanna si muove tra i ragazzi che parlando almeno cinque lingue diverse le chiedo come abbia fatto a conoscere questo mondo e a organizzare un’iniziativa del genere coinvolgendo così tante diverse nazionalità.
“Nove anni fa ho partecipato al mio primo progetto di mobilità europea: uno scambio interculturale sull’ambiente in Turchia. Quel progetto mi ha cambiato la vita: mi ha fatto uscire dalla mia confort zone e mi ha fatto capire che volevo impegnarmi nell’attivismo ambientale Da lì ho partecipato a diversi progetti in tutta Europa e in tutta Italia. Ho potuto collaborare con Green Peace e con realtà straniere creando un network che mi hanno portato a sviluppare le competenze che mi hanno permesso di realizzare la mia organizzazione. Ho fatto dell’attivismo ambientale la mia missione, non so neanche quante svariate tonnellate di rifiuti dalle spiagge di tutta Italia (ride)”.
Viaggiare, impegnarsi per l’ambiente, conoscere nuove culture e persone. Tutto bellissimo, ma viene da chiedersi come si faccia a trasformare una passione del genere in una vera professione.
“Non l’ho deciso io, è stata una seria di fortuiti eventi a spingermi a perseguire quello che inizialmente era un hobby. È iniziato tutto a fine 2018: ho chiesto ospitalità ad un’altra associazione per candidare il mio primo progetto che si chiamava “Seem of sostenibility”. Il progetto è stato approvato al primo colpo, i partecipanti sono stati molto felici e in seguito ho deciso di continuare attraverso anche altre associazioni ed altri amici. Dopo altre iniziative in Spagna e Polonia nel 2019 ho capito che sarebbe stato necessario fondare la mia associazione. Il processo di creazione di MOH ha visto me e i miei amici presi da lunghi pranzi e cene durante i quali discutevamo statuo, obiettivi, mission, vision e penso sia stata la parte più divertente anche se i camerieri alla fine dovevano cacciarci! Sento che possiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto fin ora e dei risultati che vediamo negli occhi di chi partecipa nei nostri progetti e che vuole tornare a trovarci”.
Per ogni progetto decine di ragazzi e ragazze under 30 da tutta Europa arrivano a Bari o a Giovinazzo. Questa esperienza impatta tantissimo sui ragazzi che la vivono e anche sulla città, ma in che modo?.
“L’impatto è notevole: ogni volta che ci muoviamo e arrivano 30 e più partecipanti da tutta Europa tutta la comunità locale tende a incuriosirsi, a essere interessata in quello che facciamo e ci dimostra calore, affetto e ammirazione. Qualche ragazzo ha avuto anche delle offerte di lavoro per restare qui! Poi la presenza di giovani europei permette a tanti giovani pugliesi di interessarsi a quello che il mondo dell’Erasmus+ e di sviluppare un interesse nuovo verso l’estero e verso l’uso della lingua inglese e spesso ci ricontattano per essere coinvolti. Nel nostro ultimo progetto abbiamo incluso i giovani baresi che fanno parte di 2Hands e che sono rimasti piacevolmente colpiti dal mondo Erasmus al punto che non vedono l’ora di partire”.
Rosanna avrebbe potuto far partire tutto questo da ogni parte d’Europa, come ha fatto all’inizio. Viene da chiedersi come mai una ragazza che è stata letteralmente ovunque nel mondo poi decida di far partire la sua attività da qui, da Bari e dalla Puglia.
“Il motivo principale per cui ho deciso di far partire MOH da qui è perché MOH è un concetto che difficilmente si può slegare dalla Puglia. È un contenitore di multiculturalità, tradizioni e impegno civile. Io voglio far capire alla gente che viene da fuori che la Puglia è un posto bello in cui vivere, in cui sviluppare le proprie idee e i propri sogni. Non è solo il cibo o il clima, ma una dimensione di lentezza, di tranquillità, un modo di vivere, dinamiche anche lavorative che mi fanno stare bene. Anche durante i miei progetti cerco di coinvolgere organizzazioni e attività locali. Mi piace l’idea di contribuire alla nostra economia: gran parte del cibo che somministriamo ai nostri partecipanti durante il progetto è stato acquistato da piccole attività commerciali gestite da gente giovane che secondo me va supportata. È la nostra comunità che dà valore aggiunto ai progetti che realizziamo,
Mentre i sacchi dell’immondizia vengono portati via e i ragazzi si disperdono sul lungomare mischiando risate provenienti da ogni confine, pongo a Rosanna la nostra domanda di rito: che consigli daresti a chi oggi vuole seguire la vostra strada?
“Il primo consiglio che do è quello di partire: uscite dalla routine e vostro confort zone. Cercati e seguiteci perché abbiamo tante opportunità di mobilità internazionale per i giovani. Quindi ragazzi venite che “vi mandiamo a quel paese”. Per chi ha interesse ci sono un sacco di possibilità per mettersi alla prova, migliorare il proprio inglese, vivere esperienze nuove ed arricchenti. Il mio consiglio è di fare un tentativo, di provare a vedere cosa la mobilità giovanile internazionale può offrire. Nei miei 50 e più progetti ho imparato che c’è sempre qualcosa di buono che può arrivare da un progetto, che sia un’amicizia, una proposta di lavoro o un cambio di prospettiva”.








