Sulla porta d’Europa. Dal Policlinico di Bari a Lampedusa. Gli specializzandi del primo e secondo anno, grazie a un progetto della rete formativa della scuola di specializzazione di Malattie infettive, sono inseriti nei team del Ministero della Salute – Usmaf Sicilia per visitare i migranti che arrivano sull’isola. Raccontano direttamente su instagram le loro giornate, sul fronte più caldo dell’emergenza migrazioni.
La dottoressa Giulia Piatti ha effettuato visite a 1.168 migranti sbarcati negli ultimi giorni al molo Favaloro. “Non conti più le ore in piedi, anche sotto il sole – racconta -. Negli occhi soltanto le immagini di quei momenti: le motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che approdano al molo dopo il recupero in mare di tante persone. Sono uomini, donne e bambini. Non hanno nulla in tasca, se non la speranza di una vita migliore. A loro non puoi che regalare un sorriso nascosto dalla mascherina e sperare che questa terra possa ripagarli per tutti i torti subiti”.
Prima è stata la volta di Laura De Santis, specializzanda del primo anno. “Nell’attesa che un barcone scortato dalla Guardia di Finanza, dopo il recupero in mare aperto, approdi, il Molo Favaloro si riempie di persone, dall’operatore sanitario al volontario al funzionario di polizia – racconta -. Ognuno conosce il proprio ruolo, ma la preoccupazione infervora gli occhi di tutti. Staranno tutti bene?”.
C’è anche una giovane infettivologa strutturata, Rossana Lattanzio, che ha dedicato la sua settimana di ferie come volontaria sull’isola. “Me lo aspettavo che la notte sarebbe andata così, perché Lampedusa è magica, in pochi giorni mi ha insegnato a dire poche frasi essenziali in arabo, inglese e francese ma soprattutto mi ha insegnato a capire la lingua del mare, e il mare lo aveva detto al mattino cosa ci avrebbe aspettato alla notte – scrive -. Stare qui in banchina ti permette davvero di vedere la disperazione, quella che ti porta a fare un lungo viaggio, spesso senza nemmeno le scarpe, a piedi nudi. Che ti porta anche a mandare solo tuo figlio adolescente, sperando abbia un futuro migliore”.








