Quante volte vi è capitato di passeggiare per via Sparano, trovare un jeans e una maglietta di cui non potevate proprio fare a meno, finiti poi in fondo ai cassetti del vostro armadio? Questo è il momento storico che fa per voi: perché l’abitudine di indossare capi usati è rinata, e sta addirittura diventando “virale”.
Il vintage è oggi sempre meno di nicchia, e sempre più di moda. Per approfondire la tendenza, non esiste posto migliore di Bidonville, primo negozio vintage della città di Bari, aperto dal 1995. E’ Tommy De Giosa ad accoglierci, storico proprietario del negozio. “Un tempo chi veniva a fare acquisti qui, lo faceva di nascosto – ci racconta – non ci chiedeva neanche la busta, non voleva far sapere in giro che acquistava abiti vintage. Adesso invece, è quasi un vanto”.
A differenza dei capi usati, il vintage – precisa Tommy – ha almeno vent’anni, è più ricercato, e non così semplice da reperire. “Un Levi’s degli anni Novanta è vintage, uno di quattro anni fa è usato”. Il vintage nel 2022 coinvolge ormai tutti: “non c’è un tipo di persona specifica che viene qui. Passano ragazzini curiosi, così come grandi appassionati”.
Nel negozio, infatti, si può trovare ciò che non è facilmente reperibile in giro: “ogni multinazionale ha 2 o 3 pezzi di ogni taglia. I negozi vintage come il nostro hanno un unico capo con una sola taglia. Devi essere molto fortunato nel trovare il capo giusto con la taglia che fa per te”, spiega il titolare. Bidonville oggi ha due locali, uno storico, in piedi dal ’95 con un target molto più giovanile, americano. Il secondo molto più ricercato, tendente al grunge.
“È bello che il vintage si stia allargando, c’è meno spreco – riflette Tommy – in questo modo è possibile ridare una nuova vita a capi che altrimenti non sarebbero mai stati venduti”. Tuttavia, è necessario che il vintage rimanga in qualche misura di nicchia: “A un certo punto bisogna fermarsi. Il vintage è fatto di capi ricercati che, come tali, esistono in numero limitato. Il vintage non può diventare produzione”. Ci salutiamo con la promessa di ritrovarci al Vintage Market che si terrà il prossimo dicembre al Palaflorio, per la sua sesta edizione.
Non troppo lontano, su via Carulli, troviamo invece Second Chance Vintage Store, negozio vintage più recente. La nostra ‘guida’ è Tony Rossini, appassionato dipendente. “A differenza di quel che solitamente si è portati a credere – spiega Tony – Non è vintage solo ciò che porta il nome dei brand più famosi come Adidas o Nike, ma anche vestiti di marca sconosciuta che riprendono però la storia, le usanze, i modelli stessi di un determinato periodo storico”.
E’ la storia di un capo di abbigliamento a dargli valore. “Nel New Mexico è stato venduto un Levi’s del 1880 appartenuto a un operaio per il valore di 76mila dollari. A dargli quel valore non era il tessuto o la marca, ma gli anni e la storia che possedeva”. Il bello del vintage è anche la possibilità di rivisitare ogni tipo di vestito. “Il vintage non ha genere: i capi maschili spesso provenienti dall’America, hanno solitamente una vestibilità molto larga. Questo permette alle ragazze di indossare come vestito, maglie o camicie da uomo molto larghe”. E così che un brand tipicamente maschile come Ralph Loren, diventa femminile.
Col vintage non ci sono sprechi, e anche i capi che commercialmente sono difficili da vendere, vengono modificati. Con il vintage ogni capo ha vite infinite.






