“Si è deciso che agli alunni sarà vietato l’uso del cellulare durante le uscite didattiche e i viaggi di istruzione della durata di una giornata”, recita la circolare scolastica dell’istituto comprensivo Japigia 1-Verga. La motivazione del provvedimento preso dalla dirigente Patrizia Rossini sta nell’uso improprio dei dispositivi “soprattutto da parte dei ragazzini di scuola media, che sono in un’età in cui non hanno ancora ben compreso qual è l’uso corretto del cellulare”.
Da circolare, infatti, si legge che la decisione è dovuta al voler offrire agli studenti “la possibilità di concentrarsi su quello che andranno a vedere e ad ascoltare”, ed evitare di “stare chini sul cellulare per tutto il tempo”, secondo le parole della dirigente. La fermezza delle regole al circolo Japigia 1-Verga è veicolata dalla ragione educativa della figura docente. “I ragazzi hanno bisogno di regole e troppo spesso, purtroppo, la famiglia non le dà. Per cui se non provvede neanche la scuola, la società del futuro andrà allo sbando”.
Una disposizione che ha diviso fin da subito le coscienze dei genitori, tra chi appoggia e comprende la necessità dell’allontanarsi dai display e attenersi alle regole e chi, invece, protesta. “Purtroppo, ci sono alcuni genitori che hanno la necessità di monitorare continuamente i loro figli, controllandoli e non dando l’opportunità di crescere e maturare, rendersi indipendenti e provare personalmente a imparare a gestire diverse situazioni a cui vanno e andranno incontro nella vita. La cosa peggiore è che in questo modo gli stessi adulti si oppongono alle regole fissate dall’istituto, per cui diventa un braccio di ferro tra scuola e famiglia”, racconta la preside Rossini.
Inoltre, la dirigente precisa che tale decisione riguarda unicamente le uscite scolastiche di un giorno per le classi prime e seconde, mentre per gite più lunghe e per le classi terze il provvedimento non vale, in quanto davanti a ragazzi più consapevoli e giornate didattiche che richiedono un contatto maggiore tra famiglia e alunni. Durante la giornata singola di uscita, eventuali comunicazioni urgenti verranno effettuati dai docenti. Così come già accade durante le lezioni.
La preside Rossini, infatti, informa che ciò accade regolarmente già da sette anni durante le lezioni. “I ragazzi arrivano a scuola e lasciano in una cassaforte il loro dispositivo, che viene restituito a fine giornata – spiega-, fatta eccezione dell’uso durante quelle attività didattiche che richiedono l’uso del cellulare, previa autorizzazione del docente”. Com’è naturale nell’indole di bambini e adulti, ci sono alcuni furbetti con doppio dispositivo mobile a scuola, sebbene la preside lamenti di pochi casi. In questa evenienza il cellulare viene ritirato e consegnato al genitore il giorno dopo con una annotazione o, se recidiva, sospensione.
“Per assurdo oggi la scuola non dovrebbe insegnare nulla, in quanto basta prendere il cellulare e abbiamo tutto a portata di mano: per imparare la storia di Napoleone, piuttosto che la grammatica il ragazzino oggi sembra non avere più necessità del docente e dell’adulto: basta un dispositivo mobile. La scuola, invece deve aiutare a formare a tutto campo – conclude Rossini -. La crisi della società oggi dipende dalla crisi della famiglia, non tanto come coppia genitoriale ma come forma di educazione, che viene a mancare”.








