“Niente compiti per le vacanze”. Il sogno proibito di tutti gli alunni diventa realtà. Per questo Natale, alcuni dirigenti delle scuole baresi stanno invitando gli insegnanti a non sovraccaricare gli studenti delle proprie classi di esercitazioni da effettuare durante il periodo di lontananza da scuola. Strano? La tematica divide da sempre le coscienze fra docenti e genitori e rimbalza proprio in questi giorni sul web: ha fatto scalpore la decisione di Maria Teresa Furci, preside del Convitto Umberto I a Torino, di non assegnare compiti per le vacanze agli studenti, che “hanno bisogno del tempo del riposo e non di trascinarsi il pensiero e l’ansia dei compiti, soprattutto durante le vacanze invernali quando bisogna recuperare per affrontare il nuovo anno con maggiore carica ed energia”.
Anche a Bari vi è un’eco della scelta torinese. La dirigente Patrizia Rossini dell’istituto ‘Japigia 1-Verga’, già nota per la carica innovativa delle proprie scelte didattiche – tra cui il ‘metodo americano’ – ha ricordato che una parte fondamentale della formazione di un ragazzo sono le attività svolte al di fuori delle mura scolastiche (come sport, arte, musica, catechismo) che, al pari di una lezione didattica, stimolano e sviluppano il carattere della persona. Dichiara Patrizia Rossini nella propria circolare: “se è vero che le esercitazioni a casa possono essere considerate azioni di consolidamento al lavoro svolto in classe, bisogna tener presente quanto spesso assorbano il tempo libero dei ragazzi privandoli di momenti ludici e ricreativi”. Concorda nella decisione anche la preside Guillermina De Gennaro dal C.D. ‘Re David’ che invita gli insegnanti a considerare per tutto l’anno scolastico il diritto al gioco e allo svago.
L’orientamento delle dirigenti baresi rientra nell’ottica del miglioramento del benessere psicofisico della persona, di cui testimoniano l’importanza numerosi studi di pedagogia, oltre che alcune circolari ministeriali risalenti già agli anni Sessanta e Settanta, riprese dagli storici educatori Capozza e Mondelli nella riflessione sui metodi pedagogici a seguito.
Cita la Circolare Ministeriale n.177/1969: “Pratica degli sport, manifestazioni artistiche e visite culturali sono attività tutte che quasi sempre si svolgono nelle giornate domenicali e in altri giorni festivi. La scuola deve preoccuparsi di porre gli alunni nella condizione di poterne effettivamente fruirne; nelle giornate festive e nel pomeriggio del sabato molte famiglie trovano l’unica occasione di un incontro dei propri membri più disteso nel tempo, nel quale è possibile rafforzare i rapporti affettivi; la ricomposizione dell’unità della famiglia attua la sua essenza di primo nucleo sociale e di primaria funzione educativa. È inopportuno, dunque, assegnare compiti scolastici da svolgere a casa per il giorno successivo a quello festivo, né ad interrogazioni in aula, a meno che non si tratti di materia il cui orario cada quel giorno”.
Una asserzione in linea con quanto prospettato dalle dirigenti sopra citate e si accorda con quanto dichiarato dalla professoressa Chiara Conte, che dirige il liceo ‘Scacchi’, la quale sollecita e raccomanda il proprio collegio docenti a considerare saggiamente il necessario riposo fisico e mentale per permettere a ragazzi di ricaricarsi dalla routine didattica, “pur mantenendo un allenamento che si può fare anche leggendo un libro, visitando un museo, guardando un film”, tutte occasioni di approfondimento e conoscenza che “ampliano notevolmente le opportunità di integrare o completare quanto si studia a scuola”, affermano Capozza e Mondelli.
E ancora, citiamo il testo ministeriale 2/1964: “Costringere i ragazzi ad aggiungere alle 5 ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa e precari”. Similmente, la stessa Patrizia Rossini chiosa nella sua circolare che i compiti a casa “assegnati in grande quantità demotivano all’apprendimento e predispongono l’alunno in maniera negativa rispetto alla scuola stessa”. Al fine di una completa valutazione scolastica, di cui fa parte la mole di compiti assegnati, Ester Gargano dell’istituto ‘Cirillo’ nel quartiere San Pasquale preferisce lasciare ogni insegnante libero di scegliere quante e quali esercitazioni assegnare per le festività.
Il dibattito sui compiti assegnati ai ragazzi durante l’anno e, ancor più, durante le festività è una battaglia tra due forze simili e opposte: da una parte la considerazione ‘tradizionale’ dei metodi educativi, dall’altra una prospettiva più ampia della educazione e formazione del ragazzo che si sta facendo largo nella società e nella scuola. Forse, l’unica conclusione possibile coincide con la domanda posta dalla social-mamma Emma Guiducci a seguito delle lamentele del figlio per i troppi compiti a casa: “Questa è la collaborazione scuola-famiglia?”. A voi la parola e, ai ragazzi, si permetta un sonoro urlo liberatorio: “Niente compiti!”.








