Venti misure cautelari sono state eseguite da militari della Guardia di Finanza a Cerignola per una presunta truffa da cinque milioni di euro legata alla fittizia assunzione di centinaia di falsi braccianti agricoli e al loro ingresso in Italia per motivi lavorativi: undici indagati sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari, uno è stato sottoposto al divieto di dimora nella provincia di Foggia e quattro a misure interdittive dell’esercizio delle attività imprenditoriali. Si tratta di imprenditori, professionisti e funzionari pubblici accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, peculato, riciclaggio, falso in atto pubblico, contraffazione di sigilli e traffico di influenze illecite.
Secondo gli inquirenti i promotori della frode sono Antonio Da Bellonio (imprendiore agricolo) e Antonio Reddavide. Questi ultimi sono stati arrestati con l’ex funzionario dell’Inps, Celestino Capolongo, attualmente in carica come consigliere comunale a Cerignola; il commercialista Michele Pastore, e il responsabile di un Caf, Michele Lasalvia. In carcere è finito anche il poliziotto Alessandro Ardone, attualmente in servizio presso la polizia stradale e in precedenza presso il commissariato di polizia di Cerignola: risponde di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso in atto pubblico e peculato perché – in due occasioni – avrebbe utilizzato l’auto di servizio per consegnare somme di denaro ai promotori della frode. Onorato D’amato, consigliere comunale a Poggioimperiale ed ex funzionario prefettizio, è stato invece sottoposto al divieto di dimora in provincia di Foggia.
Due i filoni dell’indagine coordinata dalla Procura di Foggia: il primo riguarda una presunta truffa previdenziale ed assistenziale compiuta da quattro società ‘fantasma’ e relativa all’assunzione di 647 falsi braccianti agricoli e sussidi (disoccupazione agricola, assegni familiari, malattia e maternità) indebitamente percepiti per due milioni di euro; il secondo riguarda l’aver favorito, dietro pagamento di somme di denaro, l’ingresso nel territorio nazionale di extracomunitari mediante false assunzioni.
Il primo filone investigativo ha portato all’arresto (in carcere) di un imprenditore agricolo che, grazie alla collaborazione di un consulente fiscale e del lavoro, posto ai arresti domiciliari, avrebbe creato imprese agricole ‘fantasma’ e perfezionato le assunzioni dei braccianti con la complicità – secondo l’accusa – del responsabile di un Caf di Cerignola e di un altro indagato, finiti rispettivamente ai domiciliari e in carcere. Il Caf si avvaleva, in caso di problemi, della complicità di un funzionario dell’Inps, posto ai domiciliari.
Parallelo a questo filone è quello relativo all’ingresso in Italia di cittadini extracomunitari (che versavano 3.000 euro ciascuno) a fronte di assunzioni fasulle, sempre messo in atto da società ‘fantasma’ che avrebbero chiesto l’assunzione di 337 lavoratori extracomunitari beneficiando del decreto Flussi. Da qui la contestazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le altre misure riguardano nove procacciatori sia italiani che extracomunitari.







