Resta ancora senza un mandante l’omicidio di Nicola Vasienti, ucciso a 44 anni all’alba del 16 novembre 2016 nella sua abitazione da due giovanissimi del clan Strisciuglio del quartiere San Paolo, mentre un coetaneo stava a guardare. Il tribunale del Riesame di Bari (presidente Giovanni Anglana) ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del 36enne Giovanni Tritto, ritenuto dalla Dda di Bari il mandante del delitto. L’ordinanza era già stata annullata con rinvio il 5 giugno dalla Cassazione, che aveva accolto il ricorso presentato dagli avvocati Dario Vannetiello e Carlo Russo Frattasi. Tritto resta detenuto per altra causa. Assieme a Tritto in carcere erano finiti anche Gaetano e Domenico Remini, 28 e 39 anni, e Donato Sardella, oggi 30enne. Le indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari, coordinati dal pm antimafia Marco d’Agostino, e che si sono avvalse di 7 collaboratori di giustizia ma anche di intercettazioni schiaccianti, avrebbero accertato che Vasienti sarebbe stato ammazzato dopo aver confidato a persone vicine che aveva deciso di pentirsi. E la decisione era maturata in un contesto di solitudine, nella quale si trovava dopo che il suo amico Luigi Luisi era stato ucciso, la compagna lo aveva lasciato, ma soprattutto era continuamente vessato da componenti del clan, ai quali era costretto a dare denaro e l’uso della sua auto.
Poche ore prima dell’omicidio, il 44enne era stato condotto dai carabinieri in caserma, dopo un incidente commesso da qualcuno alla guida della sua vettura, mentre lui era ai domiciliari. Al termine delle operazioni di rito, fu riportato a casa. Poche ore dopo la morte: fu ritrovato dalla polizia per terra, con un lenzuolo annodato al collo e il bastone dell’appendiabiti per terra, a simulare un suicidio. Ma la finestra aperta, usata per entrare e uscire, aveva da subito suscitato qualche perplessità negli inquirenti. La conferma da una conversazione registrata in auto tra gli esecutori del delitto che si vantavano con alcune ragazze di quello che avevano fatto, raccontando persino il disperato tentativo di Vasienti che li implorava di non ucciderlo.








