Ha patteggiato cinque anni di reclusione Vito Lorusso, ex oncologo dell’Istituto Tumori di Bari accusato di aver chiesto soldi ai pazienti malati di cancro per visite, ricoveri e per velocizzare pratiche burocratiche. Il gup Angela Paola De Santis ha inoltre disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed il divieto per lo stesso di contrarre con la pubblica amministrazione. La motivazione, contestuale, è contenuta in un provvedimento di 40 pagine. Lorusso era finito ai domiciliari nel giugno scorso, dopo essere stato arrestato dalla Polizia nel suo studio per aver ricevuto indebitamente 200 euro da un paziente. Poi era tornato in libertà ma il 26 febbraio scorso è nuovamente finito ai domiciliari insieme con la figlia Maria Carmen: nei loro confronti viene ipotizzata l’accusa di voto di scambio elettorale politico mafioso.
L’imputato è stato ammesso al patteggiamento in virtù del fatto che le persone offese sono state risarcite. L’inchiesta, coordinata dalla pm Chiara Giordano, è stata avviata sulla scorta della denuncia della figlia di una paziente, poi deceduta. La donna, affetta da una gravissima forma di tumore alla rinofaringe, si presenta da Lorusso nel 2019, su consiglio di alcuni medici della Mater Dei i quali avevano dichiarato come l’allora primario fosse particolarmente competente nel trattare le rare forme tumorali alla rinofaringe. Per la prima visita il medico avrebbe ricevuto personalmente 100 euro in contanti – senza alcuna contabilizzazione da parte del Cup – nonostante la paziente avesse diritto all’esenzione e Lorusso avesse scelto di visitare in regime di intramoenia. L’imputato avrebbe preteso denaro anche durante le visite di follow up propedeutiche all’infusione del farmaco chemioterapico, prenotate nella struttura pubblica, alle quali la donna aveva diritto gratuitamente. Stesso trattamento l’ex oncologo avrebbe riservato anche ad altri pazienti, intascando in prima persona, durante l’orario previsto per le visite in regime intramoenia, cifre fra 100, 150 e 200 euro, “mediante minaccia implicita – si legge nel capo di imputazione – nella evidente precedente prospettazione dei rischi a cui sarebbero andati incontro non affidandosi alle sue cure a pagamento ma solo al trattamento previsto dal servizio sanitario nazionale”. Lorusso è difeso dagli avvocati Nino e Luca Castellaneta.






