“Un signore che non conosco dice che in un’epoca imprecisata, 14 o 16 anni fa incontrai il fratello del boss della famiglia Parisi. Nella mia città, davanti a tutti. La cosa è così assurda che dovrebbe lasciarmi tranquillo. Invece no. Non sono tranquillo. Non sono tranquillo per niente. Perché stiamo parlando di una questione già archiviata dalla magistratura che all’improvviso rispunta fuori per l’ennesima volta”. Inizia così un lungo post pubblicato questa mattina sui social da Antonio Decaro.
L’ex sindaco di Bari, oggi europarlamentare, nelle scorse ore è stato nuovamente tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Nicola De Santis che ha confermato, in un’aula di tribunale, la sua versione su un presunto incontro che Decaro avrebbe avuto in passato con Massimo Parisi, fratello del boss Savinuccio di Japigia, prima di una campagna elettorale “tra il 2008 e il 2010″ quando “il clan Parisi – ha dichiarato il pentito – ha procurato voti alla politica, sia per il presidente della circoscrizione sia per la campagna elettorale al Comune”.
De Santis, quindi, ne ha parlato in tribunale in un’udienza del processo nato dall’inchiesta denominata ‘Codice Interno’ che ha svelato presunti legami tra mafia, politica e imprenditoria cittadina e ha portato la scorsa primavera a 130 arresti e all’invio da parte del Viminale di una commissione d’accesso per verificare eventuali infiltrazioni mafiose nel Comune. Sul presunto incontro tra Decaro e il fratello del boss, come ha sottolineato l’ex sindaco all’inizio del suo post, ha già indagato la Procura di Bari, che ha poi deciso poi di archiviare la questione.
“A questo punto io mi chiedo: cos’altro devo fare ancora per allontanare da me la sporcizia di queste calunnie? – scrive Decaro nello sfogo di oggi -. Cosa devo fare ancora per non vedere il mio nome accostato alla mafia? Devo ricordare un’altra volta che quelle persone che si dice io abbia incontrato le ho denunciate, io stesso? Devo dire un’altra volta che contro queste persone ho chiesto e ottenuto che il Comune di cui ero sindaco, si costituisse parte civile? Devo ricordare che sono sotto scorta da anni?”
“In tanti mi dicono: “stai tranquillo”. E invece no. Non sono tranquillo. Perché questo è un incubo – conclude l’ex sindaco di Bari -. Sì, un incubo che sto vivendo di nuovo. Non sono e non sarò tranquillo finché queste accuse mi continueranno a sporcare come persona e come uomo politico. La politica, ecco. In certi momenti mi viene voglia di abbandonarla. Per tornare a fare l’ingegnere dell’Anas. Forse è l’unico modo per far sì che smettano di calunniarmi”.







