Un incendio è divampato questa mattina nell’area dell’Altoforno 1 dello stabilimento Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, di Taranto. Una colonna di fumo nero si è sollevata nell’area industriale, visibile anche a chilometri di distanza. La colonna di fumo è stata ripresa in numerosi video diventati virali sui social. La notizia è stata confermata da fonti sindacali secondo le quali potrebbe essersi verificato lo scoppio di una tubiera. A quanto si apprende non si registrano feriti. La zona è stata evacuata con intervento sul posto dei vigili del fuoco.
Le cause dell’incidente sono ancora tutte da chiarire. Proprio questa mattina il ministro per l’ambiente Gilberto Pichetto Fratin si trovava a Taranto per sostenere la campagna elettorale del centrodestra.
Intorno alle ore 11.30 di oggi “l’altoforno 1 dello stabilimento di Taranto era regolarmente in marcia” quando “si è verificata un’emissione non controllata in atmosfera, causata da un’anomalia improvvisa a un elemento del sistema di raffreddamento dell’impianto”. Lo rende noto Acciairie d’Italia in As spiegando che “l’anomalia ha interessato la tubiera n.11, uno dei 27 ugelli deputati all’insufflaggio di vento caldo all’interno dell’altoforno. Da questo punto si è verificata la fuoriuscita di coke, che ha raggiunto il piano delle tubiere e l’area sottostante. Nessun operatore è rimasto coinvolto nell’evento”.
La colonna di fumo nero, visibile anche a chilometri di distanza, è stata documentata anche da video realizzati da cittadini e diventati virali sui social. L’azienda fa sapere che “sono state immediatamente attivate le procedure di emergenza previste per questo tipo di situazioni: l’impianto è stato messo in sicurezza e sono iniziate le operazioni di spegnimento dei focolai, in collaborazione con il comando provinciale dei Vigili del fuoco”. Acciaierie d’Italia in As, conclude la nota, “ha prontamente informato gli enti competenti e avvierà tutti gli accertamenti necessari per ricostruire le cause dell’accaduto”.
“Quello che è successo stamane nella fabbrica ex Ilva Acciaierie d’Italia di Taranto poteva provocare una strage perché in quel momento operavano diversi lavoratori sugli impianti mentre altri operai presenti nei reparti vicini ad Afo1 hanno appreso dell’incidente mentre erano in mensa, guardando le fotografie pubblicate sui social dai loro telefoni”. Ad affermarlo sono Luciano Manna di Veraleaks e Carla Luccarelli, madre di Giorgio Di Ponzio, 15enne di Taranto morto il 25 gennaio del 2019 per un sarcoma ai tessuti molli, annunciando che giovedì 22 maggio torneranno “a denunciare i responsabili dei reati ambientali commessi e perpetrati nello stabilimento ex Ilva. Alle ore 10 ci ritroveremo presso la Prefettura per chiedere di parlare con il prefetto di Taranto e dopo ci recheremo presso il Commissariato Borgo della Polizia di Stato per depositare una denuncia penale con materiale inedito raccolto all’interno della fabbrica, oggi e nei giorni precedenti all’incidente”.
Proprio in merito all’incendio per Manna e Luccarelli in rappresentanza dei cittadini che aderiscono a ‘Taranto Libera’ i cittadini di Taranto “sono stati esclusi dall’informazione. Un incidente di questo tipo – aggiungono – che ha generato un incendio sugli impianti di Afo1 può innescare una pericolosa reazione a catena con altri impianti adiacenti e metterebbe a rischio l’incolumità dei cittadini del quartiere Tamburi. E mentre il ministero e il governo sono pronti ad autorizzare questi impianti pericolosi per ulteriori 12 anni noi non possiamo rimanere ancora a guardare”








