A 10 anni dalla morte del calciatore 27enne Domenico Martimucci, ucciso nell’esplosione di 800 grammi di tritolo piazzati nella sala giochi Green Table di Altamura, è iniziata oggi l’udienza preliminare a carico di due degli imputati per quell’attentato: l’ex collaboratore di giustizia 47enne Nicola Centonze, ritenuto colui che aveva coordinato le fasi operative, e il 50enne Nicola Laquale che diversi mesi prima avrebbe fornito l’esplosivo. Sono accusati di omicidio e tentato omicidio plurimo (il primo) e detenzione e porto di materiale esplodente, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Nell’udienza di oggi si sono costituiti parte civile la Regione Puglia (rappresentata dall’avvocato Enrico Dellino) che ha chiesto un risarcimento di 500mila euro, e i familiari del ragazzo (assistiti dall’avvocato Donato Carlucci), che chiedono oltre 2 milioni di euro.
I due imputati hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, dinanzi alla gup Antonella Cafagna, dal 13 ottobre. Secondo la ricostruzione dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia di Bari, l’ordigno sarebbe stato piazzato per riaffermare il predominio del clan Dambrosio sul territorio. Da tempo il mandante dell’attentato, l’ex boss di Altamura Mario Dambrosio, all’epoca reggente del clan e poi diventato collaboratore di giustizia, sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione. In cella con condanne definitive anche i due esecutori materiali, cioè coloro che posizionarono la bomba he uccise il giovane calciatore e ferì altre sei persone: Savino Berardi (condannato a 20 anni in abbreviato) e Luciano Forte (18 anni).







