Messaggi poco lusinghieri indirizzati alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e legittimi slogan dedicati alla liberazione della Palestina che, tuttavia, avrebbero dovuto trovare posto altrove. Scritte realizzate in rosso – con bombolette spray, in uno stile molto simile a quello utilizzato dai ‘no vax’ per veicolare le loro ragioni imbrattando i muri di Bari – apparse nelle scorse ore in viale Falcone e Borsellino: sui muri perimetrali che delimitano il futuro Parco della Giustizia, lì dove nel mese di ottobre erano state inaugurate le opere del progetto Murà. Un gigantesco murales di 300 metri, “un muro che non divide, ma unisce”, era stato detto nel giorno dell’inaugurazione, che adesso bisognerà ripulire dall’azione dei soliti, irrispettosi, vandali.
Murà rappresenta una delle esperienze più coinvolgenti di arte partecipata in Italia: ha coinvolto scuole, associazioni, istituti penitenziari, comunità psichiatriche e volontari di ogni età – dagli 8 ai 91 anni – che per mesi hanno lavorato fianco a fianco per creare 375 pannelli artistici con pigmenti naturali capaci anche di assorbire lo smog. Purtroppo, però, non la vernice delle bombolette spray.









