Revisiona uno scooter Aprilia degli anni 90, dichiarandone l’idoneità alla circolazione, ma un controllo della polizia locale sul mezzo lo fa finire sotto processo. Poi viene assolto, ma resta senza lavoro perché Motorizzazione ed ex Provincia non concedono ancora l’autorizzazione a proseguire l’attività professionale di revisione. Protagonista della disavventura un 49enne barese, titolare di un centro di revisione veicoli autorizzato, assistito dall’avvocato Nicolò Nono Dachille.
Tutto inizia ad aprile 2025, quando il 49enne esegue personalmente le operazioni di controllo dello scooter: prova freni con videoregistrazione, gas di scarico, velocità, fari, gomme e verifica del telaio. Al termine della procedura, il macchinario ha generato un esito positivo, registrando una velocità massima di 43 Km/h. Terminate le operazioni, quindi, è stato consegnato il certificato di revisione e il tagliando adesivo per il libretto di circolazione. Subito dopo essersi allontanato dall’officina in sella al ciclomotore, però, il proprietario è stato fermato per un controllo da due agenti della Polizia Locale appostati nelle vicinanze dell’officina.
Gli agenti hanno proceduto a ripetere il test di velocità, prima con strumentazione di servizio e poi nella stessa officina. In occasione della seconda misurazione, il ciclomotore ha registrato una velocità massima superiore ai limiti consentiti: 54 Km/h. L’imputato ha spiegato che nella prima misurazione lo scooter non aveva raggiunto la temperatura d’esercizio e per questo il 9 luglio scorso il giudice monocratico del tribunale di Bari lo ha assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, ma i problemi non sarebbero terminati. Nonostante l’assoluzione e una diffida del legale, a distanza di due mesi non gli è stata ancora concessa l’autorizzazione a proseguire l’attività professionale ma, addirittura, è stato costretto a fare una nuova domanda amministrativa col rischio di una mancata autorizzazione.







