Dal Marocco a Palo del Colle, il fruttivendolo Momo: “La mia vita qui è una storia d’amore” – VIDEO

“Vi presentiamo il nostro primo supereroe: lui è Mohamed, detto Momo. Il suo superpotere? Occhi a raggi x per la freschezza. Nessuna mela ammaccata o insalata moscia può sfuggirgli. Quando non sta salvando le vostre cene con la frutta migliore, la sua ‘criptonite’ è il Tajine, tipico piatto marocchino che lui ama”. I social dell’azienda ortofrutticola “Super Fresh” di Palo del Colle descrivono così il loro giovane dipendente modello Mohamed Oumallal, raccontando il suo talento nello scannerizzare i prodotti migliori e consigliarli alla clientela con contagioso entusiasmo. Le skill professionali di Momo sono verificabili nella quotidianità del carrello della spesa, ma da mesi ormai rimbalzano di bacheca in bacheca, spuntando tra i reel più simpatici proposti dall’algoritmo. Eppure, nel suo sguardo profondo c’è una storia di integrazione che va ben oltre le sue abilità di fruttivendolo. “Sono nato e cresciuto in Marocco, da due anni e otto mesi vivo in Italia, a Palo del Colle – rivela Momo nel salotto di Social Night – Mi trovo qui grazie alla fiducia del mio titolare Raffaele, che ha creduto in me fin dal primo momento. La Puglia è un po’ la mia seconda casa. Non so ancora parlare benissimo in italiano, ma sbagliando si impara e sono contento di riuscire a farmi capire dai clienti, finendo per essere diventato anche virale tra un’anguria e una zucchina”.

Il fruttivendolo sorride spesso nel corso dell’intervista, ma c’è un attimo in cui fatica a trattenere la commozione. “Ricordo i primi tempi, quando ero assalito dal timore di non riuscire a integrarmi e restare senza un onesto lavoro”, afferma. Si tratta ora di lontane preoccupazioni, spazzate via dal senso di accoglienza pugliese e soprattutto dal modo genuino di Momo di stare al mondo. “Non è stato facile cambiare tutto, cultura, lingua, mentalità…ma sono difficoltà che ho superato rispettando la Puglia e venendo corrisposto dai pugliesi. Quando si va in un altro Paese – continua il giovane – bisogna essere pronti a seguire le sue regole, solo così si entra a far parte della comunità. Poi vorrei dire a chi continua a etichettare la gente solo per il colore della pelle o la provenienza: ci sono buone e cattive persone a prescindere dalla nazionalità. È il momento di andare oltre, come hanno fatto con me”. Poi un’ultima confessione. “Ovviamente la mia terra mi manca tantissimo – spiega a Telebari – soprattutto mia madre Miluda, che torno a trovare appena posso. Lei mi ha insegnato tutto, mi ha sempre detto che è importante fare bella figura e che ogni scelta va fatta con senso di responsabilità. Forse per questo la mia vita in Italia è una storia d’amore”.

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