Farina di mandorle e miele, arancia e limone, il tutto racchiuso in uno strato di cioccolato e granella di mandorle zuccherate. Sono questi gli ingredienti del Dolce di San Nicola. Una prelibatezza, dedicata al Santo patrono della città di Bari, ideata nel 1998 da Donato Fanelli. Bontà col brevetto, nel vero senso della parola: di fatto, ma soprattutto di diritto, si può trovare solo nella storica pasticceria Fanelli, da 40 anni al civico 44 di via Don Luigi Sturzo.
“Proprio così – conferma Rosalba Fanelli, figlia di Donato e titolare della pasticceria a due passi dal parco 2 Giugno -. Mio padre, maestro pasticciere che ci ha lasciati nel 2017, aveva un cruccio: tornava a casa dopo un viaggio, ci portava il dolce tipico del posto che aveva visitato e non riusciva a mandar giù il fatto che Bari e il suo Santo patrono non ne avessero uno. Così ha inventato il Dolce di San Nicola. Era un creativo, in laboratorio si divertiva a giocare con ingredienti sempre diversi e sono stati tanti i dolci che ha ideato. Molti glieli hanno copiati. La scelta di registrare il marchio di quello dedicato a San Nicola nasce proprio dalla voglia, in questo caso, di lasciare una firma indelebile”.
Citando Wikipedia, il brevetto, in diritto, è “un titolo giuridico in forza del quale al titolare viene conferito un diritto esclusivo di sfruttamento dell’invenzione, in un territorio e per un periodo ben determinato, e che consente di impedire ad altri di produrre, vendere o utilizzare l’invenzione senza autorizzazione”. Un titolo che vale per molte cose, dolci compresi. “In tanti, senza successo, hanno provato a imitare anche il nostro ‘cavallo di battaglia’ – dice, gonfiando il petto, la signora Rosalba -. Possono usare ingredienti simili, forse, ma nient’altro. Il Dolce di San Nicola si può trovare solo da noi. Mio papà, con la sua grande esperienza, ci aveva visto lungo”.
Il maestro Donato Fanelli, una vita trascorsa in pasticceria e un mestiere imparato in tenerissima età. “A 13 anni – dice Rosalba, ricordando i racconti del padre -. Entrò nel laboratorio di Franco Boccia e gli chiesero se volesse fare il ragazzo delle consegne o, al contrario, imparare l’arte della pasticceria. Non ebbe dubbi. A 18 anni diventò il ‘capo pasticciere’ di Boccia, poi si trasferì da Abbaticchio e dopo ancora all’Aida. Fino a quando, nel 1975, decise di aprire un’attività tutta sua in via Piave. Siamo stati lì 9 anni, dopodiché ci siamo trasferiti in via Don Luigi Sturzo. La prima ‘codina di rospo’ made in Bari, al cioccolato e con crema chantilly, è uscita da qui”.
Adesso la tradizione di famiglia la porta avanti Andrea, marito di Rosalba e pasticciere ormai da 30 anni. “Lui nasce come cuoco, prima di diventare un professionista dei dolci ha lavorato in tanti ristoranti – conclude la signora Fanelli -. Mio padre gli ha insegnato tanto. Forse tutto. Chi il più bravo? Domanda difficile – ride Rosalba -. È giusto rendere onore tanto al maestro quanto all’allievo. Uno, grazie alla sua creatività insuperabile, ha fatto la storia della nostra pasticceria. L’altro lavora ogni giorno per mantenere alta la qualità dei tanti prodotti artigianali che proponiamo ai clienti, grazie anche all’aiuto del bravissimo Roberto, pasticciere con noi ormai da 7 anni”.






