Messaggi ingannevoli che promettono facili affidi di bambini ucraini sono al centro di una denuncia da parte della Unione Famiglie Adottive Italiane. “Molte famiglie ci hanno segnalato che in rete, ma anche su molti gruppi WhatsApp, sono presenti un numero impressionante di avvisi per ‘affido orfani ucraini’”, si legge in un comunicato social dell’UFAI, “alcuni di voi addirittura ci hanno avvisato che si tratta di persone che dicono di essere in contatto con avvocati ucraini”.
Una forma più o meno sottintesa di facilitazione della complessa procedura legale che permetterebbe a famiglie richiedenti di ottenere il tanto sperato affido. Per questo motivo l’Unione Famiglie Adottive Italiane si è rivolta alla Polizia Postale denunciando l’accaduto e consegnando materiale utile all’indagine.
“Ricordiamo che in Italia l’affido è un istituto giuridico dove le coppie accoglienti devono essere preparate e vagliate dai Servizi Sociali e dei Tribunali dei Minori”, spiegano dall’associazione che chiede inoltre di essere aggiornata nel caso in cui da questi messaggi partano richieste di sedicenti assistenti sociali o richieste di denaro. Il tipo di messaggio al centro delle indagini della postale potrebbe essere una semplice truffa, ma nella peggiore delle ipotesi potrebbe rappresentare un accesso al traffico di minori. La Presidente UFAI, Elena Cianflone, ci spiega da quale situazione tragga origine questo tipo di traffico: “nella maggioranza dei casi, i bambini dell’est Europa sono privi di passaporti validi per l’espatrio o di documenti identificativi. Questi bambini vengono lasciati alla frontiera con il nome segnato sul braccio o sui vestiti, una metodologia molto eludibile che li rende così facili prede di chi ne può far traffico, sia di bambini sia di giovani donne”.
Diversa è la situazione degli arrivi di questi giorni in Italia, condizione che rappresenta la maggioranza dei casi: “questi minori vengono affidati ad amici e parenti laddove si verifichino condizioni particolari come famiglie in cui il padre è al fronte, madri con genitori malati e che quindi non possono abbandonare l’Ucraina. Questi bambini vengono affidati a parenti o amici che si offrono di dare un passaggio in macchina fino alla frontiera, dopodiché vengono recuperati fuori dai confini da altri familiari o amici per essere portati in salvo”, esattamente come successo nel caso di Ernesto e Tonio raccontato dalla nostra testata.
Messaggi come quelli denunciati dall’UFAI trovano terreno fertile davanti alla promessa di una facilitazione del procedimento di adozione internazionale grazie alla mediazione di sedicenti avvocati ucraini. La situazione dell’affido internazionale – specialmente in Ucraina – non è così semplice come fatto intendere dai messaggi WhatsApp in circolo in questi giorni. Tenendo sempre a mente il tortuoso iter necessario all’adozione, “per essere affidati in adozione internazionale non ci deve essere nessuno fino a tre gradi di parentela che possa prendersi cura del minore”, continua a spiegarci la Presidente UFAI, “come si fa oggi, in una situazione così poco chiara, ad avere questa sicurezza? – è il legittimo interrogativo – Invece di velocizzare, la guerra rallenterà le adozioni. Se dovessero riversarsi in Italia, in questo preciso momento, una marea di minori, prima che si capisca se sono adottabili o meno passerà molto tempo perché, per esempio, tutte le ricerche anagrafiche ad oggi non sono possibili per ovvie ragioni”.
A rendere ancora meno probabile la possibilità paventata nei messaggi in rete c’è la complessa questione dell’adottabilità dei minori: “molto spesso avviene che la mamma, magari giovanissima, lasci il bambino in ‘internat’. Questo non vuol dire che il bambino non ha più una madre ed una famiglia. Sono bambini che hanno una famiglia biologica che potrebbe rifiutarsi all’adozione internazionale”.
Dal racconto dell’Unione Famiglie Adottive Italiane si delinea una situazione critica dal punto di vista della tracciabilità del flusso di minori in fuga dall’Ucraina e, quindi, sotto il giogo costante del mercato nero: “La grande preoccupazione al momento è fare un censimento di chi esce dall’Ucraina e trovare un coordinamento internazionale per capire dove vanno a finire” ci racconta Elena Cianflone, “abbiamo chiesto al Garante dell’Infanzia – è la sua conclusione – di intervenire affinché il tavolo del ministri Di Maio e Bonetti, e CAI, pubblichino al più presto i protocolli e di provvedere al censimento dei minori, in collaborazione al Bureau Internazionale dell’Infanzia e soprattutto con L’Osservatorio Anti Molestie”.
(foto dalla pagina Facebook dell’Ufai)








