Una scelta che ha suscitato inevitabile clamore nelle comunità di riferimento e che è stata vissuta come un vero e proprio terremoto nella sinistra di Molfetta e Giovinazzo.
Nella serata di mercoledì 6 luglio, a dieci giorni dalle rispettive sconfitte nei ballottaggi per l’elezione del sindaco, Pasquale “Lillino” Drago e Daniele de Gennaro si sono dimessi dalla carica di consigliere comunale. Una incredibile coincidenza, che ha determinato sgomento nelle comunità di sinistra delle due città del Nord Barese.
Lillino Drago aveva perso il suo ballottaggio con Tommaso Minervini, sindaco uscente appoggiato da liste civiche. Una sconfitta pesante, perché tra i due vi sono stati oltre 1200 voti di scarto e perché è maturata quando il Partito Democratico cittadino, con l’appoggio di Michele Emiliano, puntava ad un ribaltone a Palazzo di Città. Ribaltone, peraltro, tutto interno ad un’area che a Molfetta non ce la fa proprio ad essere unita.
Al suo posto dovrebbe subentrare il 25enne Alberto D’Amato, in quota PD, tra i maggiori suffragati della competizione con 313 preferenze. Uno scossone, in parte inaspettato, su cui in tanti si stanno interrogando: “Dopo giorni di riflessione – aveva scritto il candidato sindaco perdente – vi comunico che la mia brevissima carriera politica finisce qui per le complesse ragioni che vi spiego in questa sede. Anche se mi rendo conto che non mancheranno critiche su questa mia decisione, vogliate almeno darmi atto dell’impegno da mio profuso per provare a raggiungere la vittoria. La nostra coalizione era legata alla comune volontà di “abbattere il tiranno” e la diversità alla base di questo fronte rischiava di diventare fonte di contrasti e mancate intese a livello politico”.
Clamoroso dunque, ma ancor più eclatante è stato un gesto simile nei contenuti, ma forse diverso nelle motivazioni, compiuto qualche ora più tardi dal suo omologo giovinazzese, Daniele de Gennaro. Quest’ultimo, il 26 giugno scorso aveva perso il ballottaggio contro Michele Sollecito per soli 121 voti. Un gap minimo, ma forse inaspettato, vista l’unione tra le civiche e Sinistra Italiana, che avevano appoggiato l’avvocato amministrativista al primo turno, proprio col Partito Democratico, che invece in una prima fase aveva sostenuto Maria Rosaria Pugliese. Tradotto per chi non è giovinazzese: de Gennaro aveva un potenziale 60% degli elettori dalla sua parte. Ed invece ha perso.
Così attraverso un video de Gennaro, freddando una parte consistente del suo elettorato, ha spiegato le motivazioni della sua decisione, proprio lui che era stato il baluardo delle opposizioni negli ultimi 5 anni: “Domenica 26 giugno ho perso le elezioni – ha raccontato ai giovinazzesi – e davvero poco conta che questo sia avvenuto per un risicato numero di voti. Tante volte dopo le tornate elettorali avete assistito al triste teatrino della politica in cui nessuno perde – ha rimarcato colui il quale fino a stasera era il leader sul campo di PVA – e tutti dicono di aver vinto, oppure alla scenetta dello scaricabarile (…). Io stasera non farò niente di tutto questo. Se ho perso – ha detto de Gennaro -, ho perso per ciò che non sono riuscito a fare, comunicare o a anche solo a sconfessare. Se ho perso è per le scelte politiche che ho fatto, per tutto ciò che ho sopravvalutato o sottovalutato”.
Resterà dietro le quinte, apportando il proprio contributo al tentativo di unificazione definitiva delle anime progressiste giovinazzesi, ma in Aula “Pignatelli” siederà Nando Depalo di Sinistra Italiana.
Due decisioni shock per le due comunità del Nord Barese. Due gesti che aprono, forse, ad una ulteriore nuova fase della politica cittadina.








