“Costi energetici, un massacro: i comuni entro breve potrebbero esser chiamati a ridurre l’accensione della pubblica illuminazione”. Comincia così il post-sfogo del sindaco di Cellamare, Gianluca Vurchio, che segue a ruota l’allarme lanciato dal sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro.
“In questi giorni uno dei temi principali di discussione (ed ampiamente legittimo) è quello del ‘caro energia’ che, da quanto si apprende, potrebbe vedere nuovi ed ulteriori aumenti già dal prossimo mese di settembre – scrive in un post Vurchio – Ad oggi, una vera e propria batosta per le famiglie ed imprese italiane che vedono rincari da capogiro in bolletta con serie difficoltà nei pagamenti, già chiamati al massimo risparmio in casa e in azienda per contenere i costi, figuriamoci domani”.
Gli affanni ci sono anche per i Comuni che già da tempo sono in gravissime difficoltà economiche per i maggiori costi derivanti dall’energia. “E con l’arrivo dell’autunno ed inverno, dove vi è più consumo anche di gas, nulla di buono si prospetta all’orizzonte – annuncia il sindaco di Cellamare, mostrando le bollette del Municipio – Perché il cittadino sia anche reso partecipe ed informato ecco, a mero titolo esemplificativo, un esempio concreto per quel che riguarda Cellamare. Due bollette dello stesso punto di fornitura elettrica, dello stesso arco temporale ed inerenti una sola (e piccola) parte della Pubblica Illuminazione, comparate tra il 2021 ed il 2022: Consumo kW: 5898, €uro 1458,79 – periodo luglio-agosto 2021. Consumo kW: 2784 (meno della metà del 2021), €uro 1759,17 – periodo luglio 2022”.
I conti sono presto fatti. “Nel 2022, consumiamo meno della metà del 2021 in termini di kW ma paghiamo, nella sostanza, più del doppio rispetto al consumo reale- denuncia Vurchio – Abbiamo calcolato, ad oggi, un maggiore costo per la pubblica illuminazione di circa 50mila euro in più (che sono tantissimi per un comune come Cellamare) rispetto all’anno scorso, ma serviranno ulteriori stanziamenti se la situazione non dovesse migliorare. I ristori del governo, ad oggi, risultano fortemente insufficienti e molti comuni non saranno nelle condizioni, in considerazione delle proprie capacità di bilancio, di sostenere questi maggiori oneri. Il rischio che si ritorni al passato, quando dopo la mezzanotte si portava la pubblica illuminazione ad accensione alternata, è altissimo”.








