“Abito in centro, al civico 152 di via Principe Amedeo, e parlo anche a nome degli altri condomini della mia palazzina: come è possibile che l’amministrazione comunale abbia concesso nuovamente l’autorizzazione per la riapertura del Cellar? Noi, da sabato, siamo ripiombati nell’incubo di 15 anni fa. Non dormiamo”. La denuncia è arrivata a Telebari lunedì, nel corso della trasmissione ‘Chiama Decaro’. A parlare è uno dei residenti della palazzina che, nel seminterrato, ospita lo storico locale barese, riaperto lo scorso weekend (qui la notizia e il servizio video).
“La musica si propaga fino al terzo o quarto piano – spiega il cittadino, in diretta, interfacciandosi con Decaro -. Io abito al secondo e per questo motivo, proprio 15 anni fa, ho dovuto affrontare personalmente una causa, che ho vinto, riuscendo a mandare via la gestione precedente. Quattro anni fa, sempre gli stessi personaggi, hanno tentato di riaprire e a seguito dei nostri esposti è scaturita un’ordinanza sindacale che inibisce il pubblico intrattenimento e la somministrazione di alimenti e bevande all’interno del Cellar Club”.
“Lo scorso sabato hanno inaugurato – prosegue il residente nel suo racconto -, non sappiamo se siano dotati o meno di autorizzazioni, ma la cosa sicura è che io non ho dormito. Idem mia moglie ed i bambini. Questa situazione non può distruggere la nostra esistenza. Non dormire è una cosa terrificante. Sabato prossimo sono pronto a invitare il sindaco a casa mia. Solo così potrà rendersi conto di quello che sentiamo: è una cosa surreale. Chi ci tutela?”
Il primo cittadino di Bari, quindi, ha subito risposto. Facendo chiarezza in primis sulla prima questione: quella relativa alle autorizzazioni. “Non c’è un’autorizzazione comunale da chiedere – chiarisce Decaro -. Il settore è liberalizzato, si comunica solo una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) per la somministrazione di alimenti e bevande: noi non diamo alcuna autorizzazione. Dopodiché la musica è legata a una norma nazionale e a un regolamento comunale: se c’è un impianto audio, un sistema di diffusione, che agisce all’interno dei watt consentiti dal regolamento, il locale può diffondere la musica”.
“Se il cittadino ritiene che quei limiti vengano superati – prosegue Decaro – si fanno i controlli, ma da sindaco non posso inibire nulla. La possibile ordinanza di chiusura, temporanea, è legata alle sanzioni successive alla constatazione delle eventuali irregolarità. Noi, come amministrazione, possiamo fare verifiche su licenze e autorizzazioni, anche con la Camera di Commercio. Sull’acustica e sulle emissioni sonore, però, si tratta di verifiche che per legge può fare soltanto l’Arpa, una volta chiamata dai condomini”.
Condomini che, stando a quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica, pare si siano già mossi. In primis con Polizia Locale e Questura, dove nelle ultime ore sarebbero stati presentati i primi esposti. Nella denuncia dei residenti, appunto, livelli di musica giudicati oltre soglia. Il problema dell’insonorizzazione del Cellar, quindi, torna a tenere banco tra le vie del centro. In via Principe Amedeo, nello specifico, i condomini sono già sul piede di guerra.
Ma i gestori, contattati da Telebari, ci tengono a chiarire che prima della riapertura sono stati fatti importanti lavori proprio sull’impianto audio e sulle strutture portanti per evitare le vibrazioni. “Abbiamo fatto un’importante bonifica acustica, riducendo notevolmente il wattaggio dell’impianto, ora distribuito su più casse e con portata decisamente inferiore al 2010 – specifica Pasquale Dioguardi – Inoltre siamo intervenuti sulle strutture portanti con un sistema di disaccoppiamento che permette di non trasmettere le vibrazioni”.
C’è di più. Dioguardi assicura che i gestori stanno provando in tutti i modi a trovare una forma di conciliazione con il condominio. “Abbiamo chiesto ripetutamente di potere effettuare le rilevazioni acustiche negli appartamenti con un nostro tecnico, e magari anche uno nominato da loro, per capire se e dove effettivamente ci sarebbero questi sforamenti, ma ci è stato impedito – insiste Dioguardi – Vogliamo capire dove si verificherebbero questi problemi, ma nessuno nel condominio si è dimostrato propenso ad accoglierci”.






