Il mini striscione ‘Sii felice sei a Bari’, fratello piccolo di quello che ormai ha trovato più o meno stabilmente posto sul lungomare, prima sui frangiflutti e ora sulla ruota panoramica (foto qui). E poi la musica, l’entusiasmo degli organizzatori e la voglia di divertirsi di tantissimi runner. Si è tenuta questa mattina la tappa barese della Deejay Ten: evento ideato da Linus, storico dj dell’emittente radiofonica Radio Deejay, e corsa non competitiva che si è sviluppata su due percorsi, uno da 10 e l’altro da 5 chilometri.
“Guardate quanto siamo belli – ha scritto sui social l’assessore allo Sport del Comune di Bari, Pietro Petruzzelli, pubblicando un’emblematica foto -. In oltre 7mila abbiamo partecipato alla settima edizione della Deejay Ten, una grandissima festa che ha portato il sole in città. Nei prossimi giorni vedremo le stesse maglie blu e arancioni indossate dai runner baresi sul lungomare e nei parchi. Questo non è solo un evento sportivo ma un’ondata contagiosa”.
Con l’assessore, ovviamente, anche il sindaco Antonio Decaro. “Nel 2015, quando Linus ha deciso di portare per la prima volta la Deejay Ten al Sud, nessuno credeva nella buona riuscita dell’evento – ha detto il primo cittadino –. Dopo sette anni possiamo dire che questa è un’altra scommessa vinta dalla nostra città, non solo dal punto di vista sportivo. Dimostriamo ancora una volta di saper portare e organizzare a Bari grandi eventi. Oggi coloriamo le strade e corriamo insieme, ci sono anche tanti consiglieri comunali, di diversi schieramenti politici”. Per un evento che, evidentemente, unisce nel divertimento.
Prima della partenza, in corso Vittorio Emanuele, ha parlato anche Linus. “Da quando esiste la Deejay Ten io posso arrivare anche ultimo, ma il numero 1 sulla pettorina deve essere rigorosamente il mio. Se oggi l’ho ceduto ad Antonio – ha detto, riferendosi a Decaro – è perché con lui abbiamo cominciato questo viaggio fantastico. Io dico sempre che noi andiamo a correre nelle città dove ci sentiamo benvoluti, Bari è una di queste, come forse era ovvio, perché le nostre radici sono molto vicine alle vostre”.







