Qualche mese fa la chiusura, poi il tutto caduto nel silenzio. Così alcuni cittadini del quartiere Madonnella di Bari si sono preoccupati e mobilitati per conoscere le sorti del cinema Esedra, la storica sala in largo Monsignor Curi, al fianco della chiesa di San Giuseppe. A luglio, infatti, la sala, gestita dalla parrocchia annessa, aveva annunciato l’imminente chiusura a causa degli elevatissimi costi di gestione.
Una situazione che aveva richiamato l’attenzione anche dell’Assessora alle Politiche Culturali del Comune di Bari, Ines Pierucci e che ha allarmato i residenti, i quali hanno dovuto assistere al rischio dell’eliminazione di uno dei più importanti presidi culturali del rione. Uno schiaffo alla crescita sociale e comunitaria del quartiere che ha mosso le coscienze di un gruppo di residenti. Tra questi Antonio Scotti, attivista residente a Madonnella e promotore di tante iniziative solidali come Avanzi Popolo, il quale, insieme ad altri cittadini si è mosso per capire quali saranno le sorti del cinema. Lo hanno chiesto direttamente al parroco di San Giuseppe, don Tino Lucariello. E sui social Antonio ha riassunto la questione, spiegando che innanzitutto, per ora, “il Cinema Esedra non chiude, ma sarà affidato in gestione entro il termine dell’anno: – Operatori culturali, associazioni, imprese, cooperative ed altri attori economici possono presentare una proposta progettuale (tecnica ed economica) per rilevare la gestione della struttura. Chiunque voglia può rivolgersi al Parroco per ulteriori informazioni; – Le proiezioni, per il momento, sono sospese fino a data da destinarsi; – a novembre ci sarà una rassegna culturale che durerà cinque giorni (le informazioni saranno rese note)”.
I timori di Antonio e degli altri residenti, inoltre, sono quelli di vedersi sbucare in piazza un’altra sala senza anima, un luogo messo su solo per capitalizzare. Per questo il richiamo dei residenti del quartiere, tanto alle Istituzioni civili quanto alla Chiesa locale, è quello di dialogare con la comunità. “Le amministrazioni dovrebbero sostenere le programmazioni culturali, a partire dalla salvaguardia di quei contenitori di quartiere che rappresentano uno spazio fondamentale di trasmissione del sapere ma anche di socializzazione e incontro. – le considerazioni di Antonio sui social – Oggi la rigenerazione degli spazi ha bisogno di una visione generale che permetta la salvaguardia dei presidi culturali. La paura è che il mercato possa essere sempre e solo l’unica leva ad assumere il nostro destino”.







