Quattro trapianti in un giorno: sono state ore intense il 19 settembre al Policlinico di Bari, nel blocco di Asclepios. Ore di sacrificio e grande lavoro da parte delle equipe e delle famiglie, che hanno permesso la donazione e il trapianto di organi (tre di rene e uno di fegato), dando una possibilità di vita a quattro persone.
Il trapianto da vivente è avvenuto tra una mamma e un figlio tramite chirurgia robotica che, grazie al professor Ditonno, si sta perfezionando a Bari. La medesima equipe è stata impegnata con il trapianto di reni che provenivano da Taranto, per cui urologi e chirurghi epatobiliari si sono recati in loco nella notte precedente. Ci spiega tutto Maria Josephine Mura Ondok, dirigente medico del reparto ‘Anestesia e Rianimazione’ 1 blocco N Asclepios del Policlinico di Bari, in prima linea durante le operazioni avvenute. “C’è tanta gente che ha lavorato dalla notte precedente, da 24 ore, affinché questi organi fossero donati e portati a destinazione. È importante far conoscere alla popolazione e ai cittadini quale struttura ospedaliera di eccellenza è il Policlinico di Bari e, soprattutto, far sapere che possibilità offre”.
Il Policlinico di Bari è infatti il centro regionale di riferimento del sud Italia, oltre a essere un’azienda ospedaliera universitaria e di ricerca. “Il nostro Policlinico è una grande struttura e ha soprattutto il concetto del dono, che nella nostra regione dovrebbe prendere sempre più piede – afferma la dirigente Ondok – Un’idea che comincia proprio dalla quotidianità”. Non a caso una delle domande più frequenti nel momento in cui ci si reca al Comune per richiedere la carta di identità riguarda la donazione degli organi, per cui Maria Ondok suggerisce la formazione di scuole che informino e preparino sul tema anche i non addetti ai lavori. “Dietro il concetto di trapianto e di dono per chi riceve e per chi lo fa si celano un momento di dolore e di gioia, di una famiglia che soffre per una perdita e una famiglia a cui è donata una nuova possibilità. Che sia da vivente o meno, c’è sempre un atto d’amore e un dono, qualcuno che decide di privarsi di un organo sano per dare una vita normale a un familiare”, dichiara Ondok.
Sottolinea anche il professor Francesco Tandoi, direttore UOSD di Chirurgia Epatobiliare e Trapianto di fegato al Policlinico. “Mi piacerebbe rimarcare il gesto di estrema generosità del donatore e della sua famiglia, che in un momento di estremo dolore, hanno permesso ad altre persone di continuare a vivere. Purtroppo, in regione Puglia, come anche in altre regioni del meridione d’Italia, il tasso di opposizione alla donazione è molto alto e questo condiziona il flusso ‘migratorio’ di pazienti verso le regioni del nord Italia”.
“Un meccanismo che non potrebbe funzionare se a tutti i livelli non si è consapevoli di quello che si fa, non ci si sacrifica e non si capisce quello che si fa. Ecco perché i miei ringraziamenti vanno a tutti, dagli ausiliari, agli infermieri, agli strumentisti, colleghi nel Centro di coordinamento regionale, di cui riferimento è il professore Loreto Gesualdo, e i medici in ospedale che insieme mettono in moto una macchina del genere”, conclude Maria Ondok.








