La mappatura del degrado è stata affidata agli specialisti, che hanno portato avanti una campagna di indagini petrografiche, stratigrafiche e chimico–fisiche, prelevando 13 campioni dalla facciata, ed effettuato veri e propri ‘saggi di pulitura’, per capire quali interventi mettere in campo per riportare all’origine lo splendore dell’edificio.
L’ultimo restauro della facciata del palazzo della Città metropolitana (ex Provincia di Bari) risale infatti al 1992, quando un intervento rimise a nuovo il volto dello storico edificio sul lungomare Nazario Sauro, completato nel 1936 e vincolato dalla Sovrintendenza. Da anni la facciata perde pezzi: per mettere in sicurezza l’area, l’ente di via Spalato ha circondato nel lontano 2015 la struttura con una recinzione, diventata ricettacolo di rifiuti. Ora finalmente la buona notizia tanto attesa è arrivata: sono partiti i lavori di “restauro, rifacimento e conservazione delle facciate, per ridare splendore a uno dei palazzi più importanti della città di Bari”, si legge nel progetto in fase di esecuzione.
Il palazzo della ex Provincia, realizzato su progetto di Luigi Baffa negli anni Trenta, fu completato nel ’36 con varianti dell’ingegnere Vincenzo Chiaia. Per il rivestimento delle facciate fu utilizzata la pietra di Trani alternata a mattoni. A seguire da tempo le indagini e ora il restauro, è il Servizio edilizia e patrimonio della Città metropolitana, guidato dal direttore Nicolò Visaggio, che ha incaricato una consulente di partire con l’analisi in microscopia elettronica a scansione dei fenomeni di degrado in atto (esfoliazione, macro e microscagliature, erosione). Sono state poi eseguite una serie di prove sulla facciata, interessata da continui e ripetuti distacchi.
“I materiali lapidei, mattoni a vista ed i materiali naturali quali pietra di Trani o granito rosso di Baveno, che costituiscono i rivestimenti esterni dei prospetti – conferma la relazione tecnica che accompagna il progetto – presentano uno stato di generale ammaloramento. Le facciate, specie quella che si affaccia direttamente sul lungomare Nazario Sauro, risentono della perdurante aggressione dei gas di scarico delle auto, dovuti all’intenso traffico, degli effetti del dilavamento causato dalle condizioni climatico-meteorologiche del territorio unito all’aria salmastra in ragione alla vicinanza del mare. Ne è conseguito, per quanto riguarda i prospetti interessati all‘intervento, uno stato di degrado diffuso”.
Al fine di analizzare l’effettivo stato di conservazione, si è dato incarico a una consulente di effettuare una campagna di indagini petrografiche, stratigrafiche e chimico–fisiche. Si è dunque deciso di procedere con i seguenti interventi, distinti per fasi: restauro e conservazione, finitura e consolidamento. Solo alla base dell’edificio in ‘pietra di Trani’ è previsto un idrolavaggio a bassa pressione e la rimozione dei graffiti “tramite sistema chimico con prodotti gelatinosi”, spiegano i tecnici.
Gli interventi di restauro e conservazione interesseranno dunque le varie parti dell’edificio in pietra di trani e mattoncini, le colonne in granito, i basamenti e i capitelli in marmo, le lettere in bronzo e le aste delle bandiere. Per le statue e gli scudi, qualora sia necessario “mimetizzare alterazioni cromatiche della pietra e delle macchie di ruggine, si farà una riequilibratura cromatica”, dicono i tecnici, che hanno ottenuto il via libera della Sovrintendenza. L’ultimazione dei lavori è prevista per il 4 novembre 2024 (condizione meteo permettendo): l’importo del cantiere è pari a 751mila euro (impresa appaltatrice Garibaldi Fragasso).







