Un fenomeno in crescita e di ritorno. È alta l’attenzione sui tossicodipendenti da eroina che si affacciano nelle farmacie per chiedere siringa e fisiologica, il cosiddetto uno e uno, o due e uno a seconda delle esigenze. Un’emergenza che non si è mai sopita, andando in farmacia, lanciando un paio di euro, se li hanno, per andarsene in tutta fretta. Ma negli ultimi anni le cose sono cambiate. Le farmacie si tutelano, rifiutando le vendite oppure con strategie come “tutto il pacco o nulla”.
E così i tossicodipendenti non si concentrano più in una sola farmacia, come accadeva una volta, ma una delle ipotesi è che si rechino in più negozi della città, magari trovando qualche farmacia che sia meno respingente e più accomodante. Una sorta di autotutela da parte della categoria dei farmacisti. Rifiutare la vendita oppure cedere solo a grandi quantità scoraggia naturalmente gli utenti e da un certo punto di vista è un modo anche per evitare eventuali aggressioni e comportamenti arroganti o esagitati.
Anche se questi ultimi sono casi rari poiché, come ci raccontano diversi farmacisti, il tossicodipendente che arriva in farmacia per chiedere siringhe e fisiologica è spesso dimesso, calmo e collaborativo per giungere più velocemente al suo obiettivo. Però non si tratta solo di una questione di “immagine” del negozio. Perché per alcuni farmacisti esiste anche una questione di coscienza, non sentendosi a proprio agio nel vendere quegli strumenti che fanno del male. Sanno bene, come ci riferiscono, che questo non sia la soluzione al problema e che il disagio e la dipendenza arrivano a un livello più profondo, da affrontare solo ed esclusivamente attraverso un percorso di recupero insieme a dei professionisti, ma almeno quello di scoraggiare l’acquisto è un tentativo, un modo per essere parte non incentivante della dipendenza.






