Naspi, reddito di cittadinanza, assegno di inclusione ma anche il rispetto di ogni diritto acquisito. Il lavoro di Patronati e Caf è sempre più duro per le migliaia di lavoratori che si presentano agli sportelli alle prese con i sostegni Covid che vanno esaurendosi e una ripartenza che stenta a decollare. È quanto emerge dalle parole di chi queste persone le ascolta ogni giorno offrendo professionalità e umanità.
Nell’incertezza del mondo dell’occupazione c’è il desiderio di tanti giovani e meno giovani di avere sostegno, dignità del lavoro ma non certo pietismo. “Vengono molti giovani ai nostri sportelli perché vogliono capire che direzione prendere per entrare nel mondo del lavoro. – spiega Salvatore Arnesano, coordinatore Inca della Cgil Puglia – Ma vengono anche tante famiglie che hanno davvero necessità di aiuto e vogliono comprendere le misure. E noi siamo lì a spiegare tutto”.
C’è una percentuale di persone molto giovani che hanno la necessità di accedere alla Naspi, e questo è dovuto ad una precarizzazione totale del lavoro, ma ci sono anche tante sono persone che passano da lavoro a lavoro perché non si vedono riconosciuto alcun diritto basilare”, aggiunge Federico Cuscito del Caf Usb.
Un punto molto dibattuto in questi anni è stato quello relativo al Reddito di Cittadinanza, misura che va esaurendosi nel 2023 per lasciare spazio all’Assegno di Inclusione, il quale però avrà dei requisiti radicalmente diversi rispetto alla misura che l’ha preceduta. “Da noi sono arrivate tante persone che avevano necessità di quel sussidio. – dice Arnesano – Ma c’è da dire che ci sono tante persone che chiedono a noi un posto di lavoro, che ovviamente non possiamo dare, ma è un dato che fa capire che l’assistenza serve ma non dà dignità”. E d’altronde “ci sono larghe fette della società che vivono in condizioni disperate e di totale sfruttamento sul luogo di lavoro. – aggiunge Cuscito – Il Rdc per quanto potesse essere una misura sicuramente migliorabile è stato sicuramente in questi anni un salvagente”.
Non solo sportelli informativi ma il desiderio che qualcuno ascolti il proprio grido di aiuto. E Caf e patronati sono lì per non far sentire solo nessuno. “I lavoratori non devono sentirsi soli, quando hanno necessità si devono rivolgere al Patronato, al Sindacato e al Caf. – conclude Arnesano – Perché al di là della sigla le persone devono trovare la persona giusta che li ascolti realmente. Noi cerchiamo di farlo e i dati ci danno ragione”.






