Nessuna contraffazione del designer Valentino da parte del marchio Primadonna. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Battista, che ha archiviato l’inchiesta avviata nei confronti di Valerio Tatarella, amministratore unico dell’azienda produttrice di scarpe e borse da donna, a cui veniva contestato il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci.
Le indagini vennero avviate nel maggio del 2022, dopo che la Guardia di Finanza, in seguito a una querela del noto brand del fashion luxury, effettuò un sequestro di circa 2.700 minibag borchiate, ritenute fin troppo simili a quelle della casa di moda romana. I legali di Valentino contestavano la messa in vendita, in alcuni negozi della zona di Milano, di borse identiche a quelle della maison e dunque ritenute riproduzioni non autorizzate.
Agli atti risulta anche una consulenza disposta dal pm all’ingegner Paolo Piovesana, il quale aveva evidenziato varie differenze fra i modelli di Valentino e quelli di Primadonna, al punto tale da “consentire all’acquirente di cogliere la diversa origine e provenienza dei due articoli”. Inoltre, nel 2018 era stato siglato un accordo transattivo fra le due aziende: “In relazione a modelli non riconducibili a Valentino – si legge in un passaggio –, Primadonna potrà utilizzare anche borchie piramidali”. Proprio in base a questo accordo, la società barese aveva sin da subito definito il proprio operato “pienamente legittimo”. Tatarella era assistito dagli avvocati Pino Giulitto e Federica Santocito.





