La commissione parlamentare di inchiesta sulle Condizioni di sicurezza e lo stato di degrado delle città e delle periferie sarà in missione a Bari lunedì 22 gennaio. Nel corso della giornata sono previsti diversi appuntamenti. Nella sede del Comune di Bari, la commissione incontrerà il sindaco Antonio Decaro; in Prefettura avverrà invece l’incontro con il prefetto Francesco Russo e poi con il questore Giovanni Signer, seguito dall’Associazione regionale per la casa e l’abitare Arca Puglia. La missione si concluderà con l’incontro con don Gianni De Robertis, vicario episcopale per le periferie, e con la visita alla biblioteca Lombardi, alla parrocchia San Nicola e al quartiere Enziteto (San Pio), al seguito di don Luciano Cassano.
Proprio don Gianni, tornato a San Pio da Roma un anno fa, è autore della lettera aperta “Sei felice in questo quartiere?“, diffusa per sensibilizzare ancora una volta l’opinione pubblica sullo stato di Enziteto. “Vivo in questo quartiere da poco più di un anno – scrive don Gianni – La prima cosa che colpisce arrivando sono le strade deserte. Di giorno e di notte, a qualunque ora, non c’è mai nessuno per strada. Quando c’è il sole solo qualche raro passante o qualche anziano seduto alla panchina in via della Lealtà”. Eppure “il quartiere è bello – continua – con tanto verde, strade larghe, cortili dove incontrarsi, un parco per i bambini, ma perennemente vuoto. E la maggior parte degli abitanti dice che, se potesse, se ne andrebbe via”. Perché? “Mancano quasi del tutto gli esercizi commerciali (solo un alimentari e un bar) e i servizi. Nel corso degli anni sono andati via tutti i negozi, il posto di polizia municipale, la scuola media, l’anagrafe e il consultorio. È rimasta solo la scuola elementare – passata negli ultimi 15 anni da oltre 200 iscritti agli 89 attuali, pur essendoci ancora nel quartiere tanti bambini – la scuola materna – di cui si voleva chiudere a settembre la sezione 3 anni – un nido comunale, la guardia medica, la pediatra e il medico di famiglia. Le istituzioni sono lontane”.
Poi la denuncia. “Non ho mai visto una visita domiciliare delle assistenti sociali. C’è il Centro servizi per le famiglie e l’Accademia del cinema che lavorano egregiamente, ma per quei pochi che vi accedono. Ma soprattutto non si vive felici in questo quartiere perché non ci si sente liberi. Come ho sentito dire più volte: ‘Qui bisogna farsi i fatti propri per non avere problemi’. Si vive evitando di vedere e di dire quello che si pensa, chiusi nelle proprie case. Non c’è nessun luogo dove si possa riflettere e discutere insieme. Non un centro culturale o una libreria o una sezione di partito che funzioni”. Sul palazzo di fronte alla chiesa campeggia la scritta: “Comitato di quartiere”. “Ma non vi ho mai visto altro che feste di vario genere. Occorre cambiare direzione. Scuoterci dal torpore e dall’apatia. Prendere a cuore il bene comune, gli spazi dove comunque siamo chiamati a vivere e dove crescono i nostri figli. È per questo che abbiamo pensato di convocare un’assemblea di quartiere senza alcun connotato partitico, per cercare di capire cosa possiamo fare, e chiedere alle istituzioni quei servizi a cui tutti i cittadini hanno diritto. Servizi riguardo alla istruzione dei nostri figli, alla salute, alla sicurezza, ai trasporti”.
L’assemblea si terrà in chiesa sabato 3 febbraio alle 16. “Non diamo credito a quanti vogliono convincerci che tutto è inutile e che tanto non cambia nulla. Non sentiamoci sconfitti ancora prima di averci provato – conclude – Non abbandoniamo gli spazi pubblici chiudendoci nelle nostre case. Torniamo a sognare un quartiere dove sia possibile essere felici di vivere, dove ci si incontra e ci si saluta, si passeggia volentieri, si fa la spesa e si mandano i figli alla scuola sotto casa, dove è possibile vedere un film e prendere tranquillamente un gelato seduti a un tavolino. O almeno proviamoci a sognare! Già in questo c’è già un inizio di felicità”.







