I laureati in Giurisprudenza con il percorso di studi a ciclo unico quinquennale hanno diritto a un punto e mezzo in più in graduatoria, esattamente come i colleghi che hanno conseguito il titolo con la formula 3+2. A stabilirlo è stato il Tar di Bari, che con una sentenza pubblicata questa mattina ha dato ragione a una ricorrente (seguita dagli avvocati Angelo Benedetto, Michele Perrone e Savino Tatoli), che aveva partecipato alla maxi selezione della Regione Puglia per 209 unità di categoria D. Nello specifico, la donna si era candidata al concorso per il profilo ‘Specialista Amministrativo, ambito di ruolo Gestione e Sviluppo Risorse Umane’, e nella graduatoria finale non aveva ottenuto alcun punteggio aggiuntivo sui titoli.
“La candidata, dopo aver conseguito 22.25 punti per la prova scritta, nella graduatoria finale ha ottenuto 25.25 punti complessivi – hanno scritto gli avvocati nel ricorso presentato ai giudici amministrativi – La Commissione, però, non avrebbe attribuito alla ricorrente un ulteriore punteggio pari a 1.5 punti per il criterio riguardante il possesso di una laurea ulteriore rispetto al titolo di studio utilizzato per l’ammissione al concorso”. Il bando targato Formez prevedeva infatti l’attribuzione di 1.5 punti “per laurea, diploma di laurea, laurea specialistica o laurea magistrale, ulteriore rispetto al titolo di studio utilizzato per l’ammissione al concorso; con esclusione delle lauree propedeutiche alla Laurea Specialistica o Laurea Magistrale utilizzata per l’ammissione al concorso”. La laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza (posseduta dalla ricorrente), della durata di cinque anni, “dovrebbe essere equiparata ad una laurea specialistica e quindi come titolo di studio superiore alla laurea triennale – era la ragione del ricorso – La ricorrente avrebbe dovuto conseguire, quindi, l’ulteriore punteggio pari a 1.5 avendo conseguito un titolo ulteriore”. Gli avvocati richiamavano nel ricorso il decreto del Ministero dell’istruzione del 9 luglio 2009, che “prevede l’equiparazione tra diplomi di lauree di vecchio ordinamento quadriennali, lauree specialistiche e lauree magistrali quinquennali, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi”.
Ora è arrivata la sentenza del Tar, favorevole alla candidata, che potrebbe scatenare reazioni a catena. In condizione analoga si trovano infatti moltissimi candidati, come confermato dall’assessore regionale al Personale, Gianni Stea, che nel corso di un’audizione in Commissione ha parlato di 80 ricorsi sui diversi concorsi della Regione, la maggior parte dei quali presentati proprio dai laureati in Giurisprudenza. Diversi gli scenari che si prospettano, anche in vista delle ulteriori 235 assunzioni prospettate entro il 2026. La sentenza avrà certamente effetto sulla posizione della ricorrente, ma bisognerà capire se ci saranno conseguenze anche sulle altre graduatorie della Regione con casi analoghi.
AGGIORNAMENTO DEL 23 FEBBRAIO: LA NOTA DI STEA
“Andiamo avanti con le assunzioni, i ricorsi non inficiano graduatorie”: le dichiarazioni di Stea qui.






