Ridotte in appello le pene per l’ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, accusato di corruzione per aver preso tangenti in cambio di scarcerazioni. La Corte d’Appello di Lecce ha condannato De Benedictis a sette anni di reclusione (in primo grado 9 anni e 8 mesi) ritenendo insussistente per tutti gli imputati l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e concedendo le attenuanti generiche. Sei anni per l’ex avvocato Giancarlo Chiariello, al quale è stato restituito il denaro confiscato, per un ammontare complessivo di un milione di euro. Tre anni per Alberto Chiariello (quattro in primo grado), figlio di Giancarlo, che in un caso avrebbe fatto da mediatore fra il padre e l’ex giudice. Due anni e otto mesi, infine, per il pentito Danilo della Malva.
“Pur mantenendo il rigore del trattamento sanzionatoria, che è comprensibile anche in ragione della gravità delle contestazioni – ha spiegato l’avvocato Saverio Ingraffia che difende l’ex gip insieme con il collega Giancarlo Schirone – questa sentenza è giusta ed equilibrata perché esclude in carenza di tutti i presupposti l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, e riconosce le attenuanti generiche anche in ragione del comportamento di De Benedictis, che ha scelto di collaborare con la procura e ha reso dichiarazioni per allargare l’orizzonte investigativo”. Confermate le statuizioni civili per l’Ordine degli Avvocati di Bari, rappresentato in giudizio dall’avvocato Nicola Selvaggi.
Chiariello era difeso dagli avvocati Gaetano Sassanelli e Andrea Sambati, il figlio Alberto dal professor Vittorio Manes. Nel settembre scorso, la Corte d’Appello aveva ridotto la pena per De Benedictis a nove anni e tre mesi (in primo grado 12 anni e 8 mesi) nell’ambito del processo sulla detenzione di un arsenale da guerra in una masseria di Andria, scovato dagli agenti della squadra mobile nell’ambito di accertamenti sulle scarcerazioni. E’ già stato depositato ricorso in Cassazione.






