Un riconoscimento dell’amministrazione comunale di Bari al professor Filippo Maria Boscia, ginecologo, già direttore del Dipartimento materno-infantile dell’Ospedale Di Venere, per i suoi “alti meriti scientifici, accademici ed etici e per le sue straordinarie doti di umana solidarietà e di sollecitudine a servizio della maternità e della vita che nasce”. La consegna dell’onorificenza, avvenuta lo scorso 8 aprile a Palazzo di città per mano dello stesso sindaco Antonio Decaro, non suscita solo applausi e approvazione. “Il dottor Boscia rappresenta tante cose per la città di Bari. Per noi, rappresenta 40 anni di obiezione di coscienza, 40 anni di diritto all’aborto negato presso l’ospedale Di Venere – è il comunicato del movimento Mixed lgbtqia+ – Come presidente nazionale dei medici cattolici, il dottor Boscia rappresenta un approccio alla medicina ben lungi dalla laicità che dovrebbe caratterizzare il nostro ordinamento. Basta farsi un giro su Google per rinvenire dozzine di interviste non solo contro l’aborto ma anche, per dirne una, contro il ddl Zan. Interviste in cui romanticizza la gravidanza e la sua interruzione, pur non avendo un utero; interviste in cui, senza vergogna, dice che è fin troppo facile abortire in Italia e si schiera contro l’aborto farmacologico”.
Gli attivisti continuano. “A Bari intervenne affinché i manifesti di propaganda antiabortista non fossero rimossi, benché avessero urtato la sensibilità di gran parte della cittadinanza – si legge ancora nella riflessione – ‘Ecco perché l’aborto è una sconfitta e non una scelta come dicono’, si intitola l’intervista rilasciata nel 2021 a ProVita e Famiglia, intervista in cui cita l’enciclica di Papa Giovanni Paolo II per ricordarci che l’aborto è paragonabile ad un vero e proprio omicidio. La colpevolizzazione delle donne che decidono sul proprio corpo è una forma di violenza patriarcale. C’è la sua firma anche a margine di una ricerca del 2021, circa i costi dell’aborto legale, che contrasta questo fondamentale diritto delle donne (che la Francia ha appena costituzionalizzato) a partire dagli oneri che comporta per la spesa pubblica. Per tutte queste ragioni, questa onorificenza è uno schiaffo in faccia a tutte quelle donne che devono compiere dei veri e propri viaggi della speranza solo per esercitare il proprio diritto all’aborto. E ci sembrava doveroso quantomeno sfregiare il luccicore di questa targa”.
La polemica coinvolge anche partiti che da sempre si battono per il diritto all’aborto. “Non siamo d’accordo – commenta Claudio Altini, segretario cittadino + Europa Bari – Nel momento in cui anche la Chiesa, con la pubblicazione di Dichiarazione del Dicastero Vaticano, circa la dignità umana, pone l’ennesimo veto sulla condizione e libera scelta di ognuno di noi, specie delle donne, non possiamo dimenticare che il Boscia rappresenta per noi di Più Europa Bari quella parte della nostra città che osteggia da 40 anni un diritto: il diritto all’aborto. Nella nostra città è difficile trovare medici non obiettori, così come nel resto della nostra regione e della nostra nazione. Un mese fa, circa, in Francia, il diritto all’aborto è entrato in Costituzione. Nel nostro paese è anche e soprattutto alle battaglie radicali di Emma Bonino che dal 1978 è possibile effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. Ma ad oggi non è sempre possibile soprattutto per Medici come Boscia. Non è possibile esercitare questo diritto perché i medici ti rendono la vita difficile. In Puglia quasi l’80 % dei Medici è obiettore. Non si concede la RU486, perché i consultori pubblici sono estremamente giudicanti e non ti supportano nella decisione. Le donne sono così costrette a veri e propri viaggi della speranza per poter esercitare un proprio diritto. Per questo non condividiamo questa onorificenza e crediamo che tutte le donne debbano sentirsi indignate”.







