E’ arrivato con il suo avvocato Michele Laforgia, accompagnato dall’applauso delle associazioni che questa mattina avevano annunciato un sit- in davanti al Tribunale di Bari. Il professor Luciano Canfora è comparso questa mattina nel corso dell’udienza predibattimentale davanti al giudice Antonietta Guerra per difendersi dall’accusa di diffamazione aggravata per aver definito ‘neonazista nell’anima’ la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (all’epoca dei fatti non ancora premier). La premier si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Libra, che ha chiesto a titolo di risarcimento la somma di 20 mila euro.
I fatti risalgono al 11 aprile 2022, quando il noto filologo barese è stato invitato come relatore in un convegno al liceo scientifico Fermi sulla guerra russo ucraina. Durante il suo intervento, Canfora ha definito la Meloni, all’epoca non ancora capo del Governo ma solo leader di Fratelli d’Italia, “poveretta”, aggiungendo che “di solito è trattata come una mentecatta poverissima”. L’avvocato di Canfora, Michele Laforgia, ha chiesto il proscioglimento dell’imputato “perché il fatto non sussiste, o perché non costituisce reato, o perché comunque non punibile per esercizio del diritto di critica politica”, in virtù dell’esercizio del diritto di critica, presentando una copiosa memoria difensiva. L’intento delle sue affermazioni non voleva essere diffamatorio- sostiene la difesa – ma volevano descrivere criticamente l’atteggiamento delle forze politiche e dei principali commentatori degli organi di informazione nei suoi confronti, prima e dopo la posizione assunta sulla guerra in Ucraina. I pubblici ministeri Giuseppe Maralfa e Giuseppe Dentamaro hanno invece chiesto che il docente venga mandato a processo. La decisione del giudice arriverà alle 14.20.
La richiesta dei 20mila euro è contenuta nell’atto con cui Meloni, difesa dall’avvocato Luca Libra, si è costituita parte civile. Canfora, si legge nell’atto dell’avvocato Libra, “ha, senza giustificazione alcuna, leso l’onore, il decoro e la reputazione della persona offesa”, cioè la premier Meloni (all’epoca dei fatti contestati parlamentare dell’opposizione), “aggredendo, vieppiù, la sua immagine, come persona e personaggio politico, con volgarità gratuita e inaudita, utilizzando volgari epiteti – imprevedibili ed estemporanei – che hanno seriamente minato la sfera intima e privata, oltre al patrimonio morale e personale della stessa persona offesa”. “La dinamica dei fatti occorsi – si legge ancora – ha determinato profondi strascichi sulla psiche e sull’immagine personale e professionale della parte civile, tenuto conto dell’ingiusta lesione del diritto inviolabile inerente la propria dignità, immagine e reputazione”. “La domanda risarcitoria – conclude l’avvocato – è motivata, anzitutto, dal pregiudizio psicofisico sofferto e, soprattutto, dalla lesione alla reputazione, all’onore e all’immagine” di Meloni.
All’esterno del palazzo di giustizia di via Dioguardi, una ventina di manifestanti con bandiere – tra cui quella dell’Anpi – ha accolto l’arrivo in tribunale di Canfora con un applauso. Circa trenta associazioni e organizzazioni e oltre duecentocinquanta cittadini e cittadine hanno firmato un appello di solidarietà nei confronti di Canfora: tra queste i sei comitati provinciali dell’Anpi pugliese, l’Arci Puglia e Bari-Bat, la Cgil Puglia e Camera del Lavoro metropolitana di Bari, Libera Puglia, la Fondazione Giuseppe Di Vagno, partiti politici e associazioni politico-culturali, le organizzazioni studentesche riunite a livello regionale nella Rete della Conoscenza.





